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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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ecn milano 


GIORNALE TELEMATICO 


8 giugno 1992 



Centro Sociale LEONCAVALLO 


Via Leoncavallo, 22 - 20131 MILANO 

Casella Postale numero 17051 - Telefono e Fax 02 26140287 - Modem 02 2840243 
Conto Corrente Postale n. 22311203 intestato a: 'Associazione mamme del Leoncavallo' 







INDICE DEI CONTENUTI 


1 

COSCPROC.TXT 

( 01 / 06 / 92 ) 

2 

B020529.TXT 

( 01 / 06 / 92 ) 

3 

B020530.TXT 

( 01 / 06 / 92 ) 

4 

B020601.TXT 

( 01 / 06 / 92 ) 

5 

RM20527.ASC 

( 01 / 06 / 92 ) 

6 

RM20527B.ASC 

( 01 / 06 / 92 ) 

7 

SAL20502.ASC 

( 01 / 06 / 92 ) 

8 

GIORGERI.ASC 

( 01 / 06 / 92 ) 

9 

PISA1-6.TXT 

( 01 / 06 / 92 ) 

10 

RM20531B.ASC 

( 01 / 06 / 92 ) 

11 

POSTE.TXT 

(02 / 06 / 92) 

12 

IM020692.TXT 

(03 / 06 / 92) 

13 

UPA3-6.TXT 

(03/06/92) 

14 

EXEMER.ZIP 

(03 / 06 / 92) 

15 

BOBOLI.ZIP 

(03 / 06 / 92) 

16 

FI20603C.TXT 

(03 / 06 / 92) 

17 

FI20603D.TXT 

(03/06/92) 

18 

FI20603E.TXT 

(03 / 06 / 92) 

19 

RADIO_3.TXT 

(04/06/92) 

20 

NOPL92.TXT 

(04 / 06 / 92) 

21 

VE50692.TXT 

(05 / 06 / 92) 

22 

BG920602.TXT 

(05 / 06 / 92) 

23 

KAOS.DOC 

( 01 / 06 / 92 ) 

24 

VINC.ASC 

( 01 / 06 / 92 ) 

25 

PACCIN01.ASC 

( 02 / 06 / 92 ) 

26 

PACCINO.ASC 

(02 / 06 / 92 ) 

27 

TWODAYS.TXT 

( 03 / 06 / 92 ) 

28 

PROSTIT.DOC 

( 03 / 06 / 92 ) 

29 

RAFLAST.ZIP 

( 03 / 06 / 92 ) 

30 

CONFLICT.DOC 

( 04 / 06 / 92 ) 

31 

ZORGIOR.TXT 

( 06 / 06 / 92 ) 

32 

TRI.DOC 

( 06 / 06 / 92 ) 

33 

IRANOGGI.ZIP 

( 07 / 06 / 92 ) 

34 

PERU.DOC 

( 07 / 06 / 92 ) 

35 

GIROBASC.TXT 

( 07 / 06 / 92 ) 

36 

MARIANOF.TXT 

( 07 / 06 / 92 ) 

37 

COGLIATE.TXT 

( 05 / 06 / 92 ) 


Processo a 1 1 occupanti 

sfrattate famiglie lACP 

sfrattati e compagni contestano Occhetto 

rinviato proc.Cosc 

Comunicato a firma del Comitato sanità' 
comunicato fimn 
attentato membro fmin 
processo Cassetta e Colonna 
Breve notizia da Pisa 
Assemblea nazionale realta' di base 
Cobas Poste Bologna 
Manifestazione Contro Discarica. 

Notizie da Upa Madrid del 3 giugno '92 

Manifestazione del CSA EXEMERSON 

Manifestazione contro il biglietto 

Conferenza stampa contro repressione a R 

Cosa c'e' dietro la provincia di Prato 

Festa/protesta a parco Mariambini 

MI Stiamo per accendere un trasmettitore FM... 

MI Assessore vieta Parco Lambro '92 

Comunicato multe Controcarnevale 

BG Tentato sgombero Immigrati 

Volantino Kaos in festa 

Intervento di V.Miliucci per Socialismo 

Preambolo nuovo libro di Paccino 

Nuovo libro di Dario Paccino 

Due giorni sulla comunicazione al Leoncavallo 

Intervista al C.D.C.P 

Ultima lettera della R.A.F. 

La noia e' controrivoluzionaria 
Da Verona per Giornale telematico 
Articolo per Giornale Trieste 
iran intervista lavoro 
doc. peru‘ 

Da Leonka x organizz. giro compagna basca 
Programma festa Mariano Comense 
Programma festa Cogliate 


Le illustrazioni di questo giornale telematico 
sono tratte dalla storia a fumetti "ALLA PROSSIMA 
VOLTA" (B.R. La tentata evasione) di Francesco Lo 
ECN MILANO Bianco e Francesco Piccioni, detenuti politici. 



2 


File : BO20529.TXT 


1 File : COSCPROC.TXT 


ECN BOLOGNA 20 Maggio 1992 

il primo giugno si aprirà', presso il Tribunale di Bo- 
logna, il processo contro 1 1 compagni. L'accusa è: 
"associazione e istigazione a delinquere finalizzata 
all'occupazione". 

A prescindere dalla sentenza, la semplice istru- 
zione di questo procedimento costituisce 
un'intollerabile atto di barbarie giuridica, e definisce 
una nuova soglia nell'attacco istituzionale ai movi- 
menti. 

Mentre si riduce a "delinquenza comune" la pratica 
delle occupazioni, si presentano quali "parti lese" i 
responsabili della politica abitativaa che rende 
giusta, necessaria, socialmente utile l'occupazione 
stessa. 

Il Comune, l'IACP, che gestiscono l'edilizia pub- 
blica come comitato d'affari, si costituiscono parte 
civile, mentre le lotte di questi anni li hanno indicati 
come imputati. 

Questo processo è un'aggressione contro chiun- 
que -a Bologna e nel mondo- abbatte o scardina 
la porta che lo separa da una dignitosa condizione 
di vita e di socialità. 


Bologna, 29 05.92 

10 FAMIGLIE SFRATTATE DALLTACP 

Un dazebao in Piazza Maggiore (Sulla facciata del 
municipio, a fianco delle famiglie sfrattate che sta- 
zionano all'ingresso):: 

Ieri mattina (giov. 28) due palazzi in via Reiter 
(Q.re San Donato) sono stati sgomberati dalla 
forza pubblica. La Coop. traslochi "Tre frecce" ha 
prelevato mobili, indumenti, ecc.; e tutti, donne, 
bambini, uomini (approfittando dell'assenza di molti 
che erano al lavoro) sono stati cacciati sulla strada. 
Le famiglie sono residenti a Bologna e occupavano 
da oltre due anni le case lACP inutilizzate (gli oc- 
cupanti pagavano regolarmente all'Istituto una 
"indennità' di occupazione"). 

Due bambini (uno era stato operato al cuore) trau- 
matizzati per l'intervento poliziesco sono ricoverati 
in ospedale. 

Questo fatto e' ancora piu' vergognoso perche' le 
case sono state devastate con le ruspe; quindi non 
esiste neppure la scusante della destinazione degli 
edifici ad altro uso; ma solo la barbarie di un potere 
che crea e riproduce miseria per favorire gli spe- 
culatori. 



FRANCESCO PICCIONI. Nasce a Napoli il 24 giugno 1951, ma vive a Roma dal ’53. Di famiglia operaia, frequenta 
le scuole fino airUniversità. Dopo il ’68 comincia a svolgere attività politica nei gruppi extraparlamentari. Insegnante 
di Educazione fisica. Entra a far parte delle Brigate Rosse nel 76 e passa in clandestinità nell’estate del '78. Arresta- 
to a Roma nel maggio deH'80. 

FRANCESCO LO BIANCO, di Paola (CS), 1 febbraio 1950. Nel '68 si trasferisce a Genova, dove inizia a far politica 
nei «gruppi». Nel '75 inizia a lavorare come operaio all'Ansaldo di Genova-Sampierdarena. Nello stesso anno diviene 
militante delle Brigate Rosse. Alla fine del '78 entra in clandestinità. Nell'aprile deM'82 viene arrestato a Milano. 

Dal momento dell'arresto entrambi sono detenuti nei vari carceri speciali della penisola. 


1 




3 File : B020530.TXT 


CONTESTAZIONE AL COMIZIO DI OCCHETTO 

UN GIGANTESCO DAZEBAO AFFISSO SULLA 
FACCIATA DEL COMUNE, IN PIAZZA MAG- 
GIORE: 

Venerdì' 29 5 92, ore 21. PIAZZA MAGGIORE: 
COMIZIO DELL'Invulnerabile (?!) ACHILLE. 

Gli sfrattati di via Reiter, intere famiglie residenti a 
Bologna, con tanto di bambini (numerosi, vivaci, e 
gettati sulla strada dallo lACP) sono ancora li'; 
materassi, biberon, qualche indumento; il Comune 
non ha fatto niente! Unico provvedimento: in serata 
li hanno chiusi fuori dal portone del municipio. 

INTANTO: qualcosa e' successo: la gente si e' in- 
teressata, gli ex occupanti dei Centri sociali hanno 
accresciuto il numero dei contestatori; tanti cartelli 
di protesta, tanti disegni dei bambini sfrattati. 

Inizia il comizio, dai dimostranti raccolti davanti al 
portone partono i primi slogan: “BUFFONI-BUF- 
FONI!" 

Il bAffone (sig. Sindaco Renzo IMBENI, Pds) 
tranquillizza il gregge pidiessino: "Stanno prote- 
stando per la loro caUsa, non contro la manifesta- 
zione" (Geniale! Chi governa il Comune? Il Sin- 
daco ne sa qualcosa?) 



La polizia circonda i contestatori, che innalzano 
come vessillo un materasso; "Occhetto-Occhetto, 
dacci un letto!" (oppure: "un tetto"). 

Uno dei boss del servizio d'ordine del Pds cerca di 
aizzare i poliziotti: "Fate il vostro dovere: CACCIA- 
TELI VIA!" Era molto piu' feroce del capo degli 
agenti che ha risposto "NON POSSIAMO: CI 
SONO I BAMBINI!" Ma i pidiessìni insistevano, vo- 
levano le maniere forti, cioè' -in quella situazione- 
IL MASSACRO. 

ALTRI SLOGAN: "invece del processo agli occu- 
panti pensate ai vostri latitanti", e poi: “Ladri, ma- 
nigoldi, mariuoli, furfanti, cialtroni, Cervetti-Cer- 
vetti!" ecc., e tanti fischi. 

il prode Achille non e' riuscito nemmeno a tenere 
un minuto di silenzio per Falcone; dopo trenta se- 
condi gli slogan: "10 metri quadri eoomila lire, e’ 
questa la MAFIA da colpire", "10-100-1000 oc- 
cupazioni, nelle baracche mettiamoci I pa- 
droni", ecc. ecc. 

Dopo un po' di spintoni e pressanti minacce di ca- 
riche poliziesche la contestazione si e' diradata, e' 
diventata intermittente, ma NON E' MAI TERMI- 
NATA. 

Anche se I giornali ne parlano poco (e solo in 
cronaca locale) tutti hanno visto e sentito. 

Tremendi i commenti di alcuni Pds, del tipo: Ter- 
roni! Cosa ci venite a fare a Bologna", ecc. 

Ai silenzi di Imbeni e alla cecità' di Achille supplisce 
la parola di ferro del presidente lACP Gian Paolo 
MAZZUCCATO: "Gli sfratti si inquadrano in una 
precisa linea politica da noi assunta d'intesa con 
l'amministrazione comunale per reprimere drasti- 
camente le occupazioni abusive". 

VIVA LA SINCERITÀ'! 

E per quelle famigli sbattute fuori, chi se ne frega. 
Le porte del Palazzo sono chiuse. 

A MENO CHE... 


4 File : B020601.TXT 


BOLOGNA 1 6 92 

RINVIO PROCESSO OCCUPAZIONI. 

Il processo iniziato oggi contro il Comitato Occu- 
panti e Senza Casa e' stato rinviato al 1 0 novem- 
bre. 


2 




5 File : RM20527.ASC 


Roma, 27 05 92 

COMUNICATO A FIRMA DEL COMITATO SA- 
NITÀ' 

OGGI LA BUSTA PAGA E' PIU LEGGERA! 

E lo Sara' di piu' nei prossimi mesi! 

Governo, Confindustria e Sindacati in pieno ac- 
cordo hanno deciso I' abolizione della contingenza 
ritenuta ormai un " ostacolo " nella determinazione 
del costo del lavoro. 

Il concomitante accordo sui contratti a " prova di 
tetto " che lega inesorabilmente gli aumenti sala- 
riali all' inflazione, porterà' in breve tempo alla di- 
minuzione del potere di acquisto dei salari. 

Questo mentre i vertici europei invocano nuovi e 
piu' pesanti sacrifici per i lavoratori, allo scopo di 
riempire l' incolmabile deficit finanziario. 

Di fronte a questo attacco molti lavoratori di vari 
settori si stanno organizzando, e hanno indetto va- 
rie iniziative di protesta tra cui a meta' giugno una 
manifestazione unitaria delle varie categorie, per 
contrastare questa ennesima manovra contro i la- 
voratori. 

COMITATO SANITÀ' 


6 File : RM20527B.ASC 


Roma, 27 05 92 

IL DIRITTO AL LAVORO NON SI PROCESSA 

Lunedi' 25 maggio, davanti al giudice della 6 se- 
zione penale del tribunale di Roma, sono comparsi 
10 lavoratori, parte dei quali delegati, rinviati a 
giudizio su denuncia della società' CONTRAVES e 
nei confronti dei quali, si e' costituito parte civile I' 
ex Direttore Generale, nonché amministratore de- 
legato della società'. La denuncia aziendale, ha il 
chiaro intento di far condannare i lavoratori che, 
oltre a lottare per la difesa del posto di lavoro, 
hanno un comportamento coerente e non subal- 
terno e che considerano il pentitismo un chiaro at- 
teggiamento di convenienza personale. 


Non ha sorpreso certo la presenza di numerosi di- 
rigenti e direttori aziendali, dei responsabili della 
sicurezza e di alcuni rappresentanti sindacali di 
CISL e UIL, che sollecitati dall' azienda, erano 
pronti a testimoniare contro i lavoratori seppure in 
cambio di un passaggio di categoria o di una 
manciata di soldi. 

Eppure qualche sorpresa c'e' stata, in primo luogo 
la scomparsa del barone, che prima ha trascinato 
in questa vicenda mezza direzione, e successiva- 
mente si e' dileguato con il risultato che a costituirsi 
parte civile sono ora il direttore del personale e il 
nuovo direttore generale, che all' epoca dei fatti si 
trovava a Milano impegnato a smantellare I' OER- 
LIKON. La seconda sorpresa, e' che durante la 
confabulazione tra legali, con la proprietà' dialettica 
che gli compete, gli avvocati dell' azienda hanno 
minacciato altre denunce per la cittadella [leggasi 
presidio], e hanno mandato a dire invece, che in 
caso di smantellamento o “ spostamento " dello 
stesso, r azienda sarebbe di certo disponibile e 
comprensiva. Questi signori hanno forse dimenti- 
cato che chi sta continuando con le forme di lotta 
oggi possibili, lo fa in difesa dei posto di lavoro e 
della dignità' che purtroppo in altri ha visto scom- 
parire, e che non sempre e non con tutti sono suf- 
ficienti minacce, promesse o soldi per far digerire 
discriminazioni e licenziamenti politici. Certo non 
possiamo neanche farci illusioni che tutto fili liscio 
fino al 9 dicembre, data della prossima udienza, 
ma speriamo che a differenza della volta scorsa, 
alle minacce aziendali, non si aggiungano intimi- 
dazioni mafiose con incendi e devastazioni. 

DELEGATI C.d.F 
FLMU CONTRAVES 



3 



File : SAL20502.ASC 


8 


File : GIORGERI.ASC 


EL SALVADOR 22 05 92 
CORRISPONDENZA DAL SALVADOR 

Tensione in El Saivador per I' attentato contro un 
membro dell' FMLN. Vladimir Adalberto Flores di 
anni 22, gravemente ferito con 6 colpi d' arma da 
fuoco lo scorso 1 9 maggio. 

L'FMLN, dopo questo grave episodio, abbandona 
la sua partecipazione in " COPAZ " (Commissione 
Nazionale per la Pace) per protestare contro que- 
sto grave attentato. 

Joaqum Villalobos spiega che l'assenza dell'FMLN 
da COPAZ resterà' tale fino a quando non si sia 
investigato a fondo su questo attentato. 

Villalobos relaziona il fatto con l' inizio della depu- 
razione della forza armata ed esige un' esauriente 
investigazione da parte del governo. 

FMLN dichiara lo stato d' emergenza sulla base di 
fatti recentemente avvenuti: il suddetto attentato ad 
uno dei suoi membri, quello ad un alto dirigente, 
minacce telefoniche a Schafik Handal, attentati 
contro il veicolo di Nidia Diaz, perlustrazioni aeree 
sulle zone sotto controllo dell' FMLN. 

Secondo Villalobos questi fatti di violenza cercano 
di creare le condizioni per una “ GUERRA 
SPORCA ", provenienti da settori con poteri istitu- 
zionali che impunemente cercano di far saltare gli 
accordi, contrapponendosi ad altri settori che 
hanno la volontà di appoggiare tali accordi. 

La COPAZ condanna duramente la violenza che 
arresta lo spirito di pacificazione e chiede al go- 
verno un intervento immediato. Da parte sua il 
generale Orlando Zapada, viceministro della sicu- 
rezza pubblica e rappresentante di COPAZ da 
parte del governo considera come false e irre- 
sponsabili le accuse rifiutando qualsiasi responsa- 
bilità' rispetto ai fatti accaduti. 


ROMA 1 GIUGNO 1992 
PROCESSO GIORGIERI. 

li processo d'appello in Corte d'Assise per 
l'omicidio del Generale Giorgieri che era stato rin- 
viato alla 3 Corte d'Assise d'appello dalla Cassa- 
zione ha annullato alcune parti della precedente 
sentenza d'appello. 

Il Giudice Franco , lo stesso del processo d'Appello 
MORO-TER ha condannato Paolo Cassetta a 27 
anni e 8 mesi , Geraldina Coletti e Fabrizio Melorio 
a 27 anni per l'attentato a concorso nell'attentato 
alla vita di Lido Giorgieri seguito dalla morte dello 
stesso. 

Non ci sono ancora elementi per entrare nel merito 
giuridico della sentenza comunque sembra che la 
corte non abbia affatto recepito le indicazioni con- 
tenute nell'annullamento disposto dalla Cassa- 
zione. 

Appena ci saranno ulteriori notizie le comuniche- 
remo. 

Telefonata giunta a Radio Onda Rossa. 


9 File : RISAI -6.TXT 


1.6.92 Da Pisa 

I compagni/e del centro sociale Macchia Nera 
stanno attuando insieme alla comunità' degli im- 
migrati senegalesi una forma di protesta dormendo 
davanti al Comune dopo che uno stabile da loro 
abitato e' crollato questa mattina. 





10 


File:RM20531B.ASC 


Roma, 23 05 92 

L' Assemblea Nazionale del Pubblico Impiego e 
dei Servizi riunita a Roma il 23 maggio esprime la 
piana consapevolezza dell' intensità' dello scontro 
che oppone il lavoro dipendente pubblico e privato 
alla Confindustria e al Governo. 

Esso ruota intorno ai seguenti temi: 

1) Confindustria e Governo vogliono costruire I' 
Europa facendola pagare interamente ai lavoratori, 
attraverso una vistosa riduzione del salario reale, I' 
eliminazione della scala mobile, I' attacco alle 
pensioni. 

I sindacati Confederali hanno delegato all' FMI le 
decisioni sui salari dei lavoratori, collaborando ai 
blocchi dei contratti che regalano ai padroni ciò' 
che resta della scala mobile; 

2) dalla legge 146 in poi I' intera legislazione del 
lavoro appare ferocemente ostile ai lavoratori e 
mira a rendere impraticabile lo sciopero e a di- 
struggere ogni forma di organizzazione che sfugga 
al controllo dei sindacati di Stato. Nei posti di la- 
voro come hanno dimostrato in particolare le vi- 
cende dei ferrovieri, vige un arbitrio totale e piu' 
forte e la democra- zia e' a livelli infimi; 

3) i lavoratori cominciano a rifiutare la delega ai 
professionisti della politica e del sindacalismo. 1 
grandi sindacati e partiti sono divenuti i nuovi pa- 
droni, arroganti e antidemocratici come gli altri. 

L' Assemblea ha discusso come unificare il livello 
politico e sindacale e difendere e migliorare inte- 
gralmente le proprie condizioni di vita e di lavoro 
senza deleghe a professionisti e mestieranti. 


U Assemblea ritiene che: 

1) si debba tentare di costituire un poderoso movi- 
mento del lavoro dipendente che superi divisioni di 
settore e divergenze politiche in un processo gra- 
duale che rispetti e valorizzi le differenze; 

2) vadano sbloccati immediatamente i contratti 
pubblici e mantenuto interamente il potere di ac- 
quisto che avevano a fine 1990, mediante adeguati 
aumenti salariali e la difesa della scala mobile in- 
tegrale ; 

3) vada rifiutata la strategia di privatizzazione delle 
strutture pubbliche e dei servizi e, invece, riquali- 
ficato tutto il settore pubblico e messo davvero al 
servizio dell' utenza. 

L' Assemblea rifiuta anche un' ipotesi di licenziabi- 
lita' nel pubblico impiego ; 

4) si debba difendere integralmente il diritto di 
sciopero lottando contro la legge 1 46 e le succes- 
sive appendici peggiorative nonché' il diritto di or- 
ganizzazione e partecipazione alle trattative per 
ogni struttura rappresentativa dei lavoratori. 

A tal fine l' Assemblea propone: 

A) una manifestazione unitaria a Roma da co- 
struire, rispettando le differenze e i momenti di in- 
tesa, e orientativamente il 13 giugno; 

B) iniziative preparatorie di protesta di fronte alle 
sedi della Confindustria, del Ministero del Lavoro e 
della Commissione di Garanzia. 


L' Assemblea Nazionale delle strutture di Base 



5 



1 1 File : POSTE.TXT 


PUNTO-... 

E A CAPO. 

Eccoci di nuovo di fronte airennesima “conquista 
sindacale"; la Scala Mobile e' stata eliminata. 

La strada era già' spianata; e' bastato dire “per 
adesso la blocchiamo, poi si vedrà'...". E cosi non 
la vedremo piu'. La trovata di CGIL CISL UIL non e' 
neanche l'ultima. Arriva dopo anni di batoste su 
tutti i fronti. Le Finanziarie ogni anno ci regalano 
una "stangatina" (e' inutile ricordarle tutte tanto ci 
sono note, purtroppo.) 

Ma ancora non sono contenti. La solfa e' sempre 
quella: "dobbiamo essere pronti ad entrare in Eu- 
ropa, altrimenti siamo tagliati fuori", ecc, ecc. E in- 
tanto Carli e' pronto. Sindacati d'accordo, a pre- 
pararci altri “regalini". Ma sono forse i lavoratori ad 
avere l'obbligo di entrare in Europa in condizioni di 
competitivita'? 

Diciamolo chiaro: i soli ad avere interesse a costi- 
tuire, dall'alto, un mercato unico sono Agnelli e i 
suoi degni fratelli. 

Che dire poi delle Poste? Il futuro ci riserva ghiotte 
sorprese ed e' già' cominciato: taglio di 20.500 
unita', aumento delle rese fino al 15%, svendita di 
servizi e di interi settori ai privati con la ciliegina 
finale del blocco del contratto! 

E i Sindacati che si prestano a questo disegno si 
chiedono come mai perdono la loro rappresentati- 
vita'! 

Noi siamo stufi di tutto ciò' e, convinti come siamo, 
che tale crisi sia irreversibile e che nei Sindacati 
non ci sia nulla da riformare, abbiamo deciso di 
fare da soli. 

Abbiamo costituito anche a Bologna il COBAS PT 
e siamo pronti a difenderci con le unghie e con i 
denti. 

Vuoi essere dei nostri? Contatta i nostri responsa- 
bili di reparto o scrivici alla Casella Postale 3136 
Em. Ponente- BO 
Abbiamo bisogno anche di te! 


E TEMPO DI CAMBIARE! E' TEMPO DI COBAS! 
Coordinamento Territoriale di Base 


12 File : IM020692.TXT 


Imperia, sabato 30 maggio 1992 

Piu' di un centinaio di persone ha dato vita,a partire 
dalle 8.00 di mattina, ad un presidio di massa di 
fronte ai cancelli della discarica Ponticelli, vera e 
propria fogna a cielo aperto in cui scaricano i propri 
rifiuti ben 67 comuni. 

L'intenzione era quella di sottoporre ad un “fermo" 
controllo i camion delle varie ditte e comuni che 
scaricano a Ponticeili,di richiamare l'attenzione 
dell'opinione pubblica sulla situazione di questo 
enorme allucinante rumentaio,di tornare a chie- 
dere,con forza,l'intervento delle autorità' preposte 
alla vigilanza di questa situazione,in primo luogo 
quello del Comune di lmperia,della USL, della Ma- 
gistratura. 

L'iniziativa di sabato e' risultata particolarmente 
importante, tempestiva sia rispetto alla situazione 
che e' venuta a determinarsi in Regione in seguito 
alla scoperta di migliaia di fusti contenenti rifiuti 
tossici e nocivi (abusivamente smaltiti nelle cave e 
nelle dìscariche.cosa che ha immediatamente av- 
viato un inchiesta della magistratura ed un risana- 
rriento che costerà' alle casse dello Stato svariati 
miliardi), sia rispetto alla vicenda cittadina legata al 
progetto di nuovo inceneritore che proprio sabato 
ha visto sciogliersi,da parte della Giunta dei Co- 
mune di Imperia uno degli ultimi nodi,quello relativo 
all'individuazione del sito che viene indicato PRO- 
PRIO ALL'INTERNO DELLA REGIONE PONTI- 
CELLI in quanto, a detta del Sindaco Scajola, GIÀ' 
AMBIENTALMENTE DISASTRATA. 

E cosi' ai manifestanti la mattina di sabato ha ri- 
servato ben due sorprese: 

- la prima, quella di vedere in pratica una manife- 
stazione parallela, e peraltro insolita per Ponticelli, 
di carabinieri e guardie di finanza che operando 
accurati e minuziosi controlli, CASUALMENTE LO 
STESSO GIORNO IN CUI UNA POPOLAZIONE 
INVIPERITA PROVVEDEVA A SOPPERIRE DA 
SE SOLA ALLA ABITUALE ASSENZA DEI ME- 
DESIMI, rendevano di fatto inutile ogni forma di 
blocco, 

- la seconda, quella di sentire dalla viva voce del 
Sindaco Scajola, in anteprima per la delegazione 


6 



del comitato, che il sito indicato alla Regione Ligu- 

ria dal Comune di Imperia e' proprio PONTICELLI. 13 File : UPA3-6.TXT 


Richiedendo l'apertura di Ponticelli per soli 22 co- 
muni, contro i 67 attuali, unita al risanamento della 
stessa,a maggiori e piu' incisivi controlli, allo sforzo 
concreto di riciclare quantità' rilevanti di rifiuti, IL 
COMITATO CONTRO L'INCENERITORE INTEN- 
DEVA INDICARE IN POSITIVO UNA RISPOSTA 
POSSIBILE AL PROBLEMA RIFIUTI NELLA NO- 
STRA CITTA', SENZA CHE TALE SOLUZIONE 
ANDASSE AD INFLUIRE NEGATIVAMENTE 
SULLA SALUTE DI NESSUNO. 

Non ci pare che tali requisiti soddisfi 1a scelta 
dell'Amministrazione Comunale di imperia. 

COMUNIC/ AZIONE 
ECN IMPERIA 




Notiziario UPA3/6/1992 

La prima notizia riguarda ii rifiuto dei servizio 
miiitare. 

ieri si e' tenuta una manifestazione di 300 persone 
per tutta la mattinata sulla sorte di 8 obiettori. 
Lunedi'1 giugno e' stato arrestato in llunea un 
obiettore al servizio militare da parte della polizia; 
si tratta di un delegato sindacale delle Commisione 
Ovreras. E' stato arrestato mentre andava al la- 
voro. I suoi colleghi in segno di protesta si sono 
rinchiusi nella minerà di Pamplona. 

Si e' svolto il processo contro altri due obiettori 
Miguel Esposito e Luis Miguel Volsero Peraz sono 
stati condannati a a due anni e alcuni mesi di re- 
clusione a Albaceto. 

Ci sono stati altri processi a llunea e Pamplona e 
sabato se ne terra' uno a Giugno. 

Si terra' sabato una manifestazione contro la 
chiusura di radio Ibuske Irradio che si concluderà' 
davanti alle porte della radio con una festa. I quattri 
fermati dentro la radio sono stati accusati di dare 
informazioni sui movimenti della polizia durante lo 
sciopero generale. Domani si terra' una conferenza 
stampa su questo che e' il terzo tentativo di chiu- 
dere questa radio (l'ultimo era stato nel '84 durante 
la visita del re). Ogni volta la polizia ha sequestrato 
tutto il materiale della radio. 

Parlando di organi di informazione alternativa: 
due pagine di Egin sono dedicate al fatto che il 
PNB e il PSOE vogliono chiudere questo giornale 
quotidiano. 

Convocazione per il 5 di giugno di una marcia 
da Cornara fino a Siviglia, la marcia avra' come 
protagonisti i lavoratori giornalieri e riguarda 
l'instabilità' del pagamento del loro sussidio agra- 
rio. 

Oggi a Madrid presentazione del libro 
DESCRUVIMENTO curato dal Coordinamento 
Desesmasceramos il '92, inoltre si proietterà' il vi- 
deo “donne indigene un immagine della resi- 
stenza". 

Venerdì' a Madrid per quanto riguarda le iniziative 
ambientali si terra' una manifestazione sul tema 
"Salviamo il pianeta". 


7 




14 File : EXEMER.ZIP 


14.1 File : FI20602A.TXT 


FIRENZE, 2/6/92 

Folta partecipazione dei giovani dell'ex emerson al 
consiglio comunale, dove in discussione vi era la 
situazione deile aree dismesse in Firenze e in par- 
ticolar modo sui destini dell'area emerson. 

Dopo aver lanciato svariati slogan contro la spe- 
culazione sulle aree dismesse affinché' vi sia un 
utilizzo ad uso sociale;! compagni del centro so- 
ciale si sono diretti in corteo verso la sede della 
società' il “FIORINO" dove e' stato fatto un presidio 
per puntare cosi' il dito contro chi della specula- 
zione ne fa un uso quotidiano. Questa ditta e' for- 
mata da due famiglie la Bertini e la Sabatini, che a 
loro volta sono compartecipanti di altre venti ditte di 
cui tredici di costruzioni; il ccapitale sociale della 
FIORINO ammonta a circa venti milioni sorge 
strano come abbioa fatto a comprare un'area il cui 
costo e' di due miliardi. Altre informazioni sono che 
la famiglia Sabatini ha finanziato la campagna 
elettorale di Nencini del PSI. Altra cosa e' che il 
progetto sul;l'area e' stato presentato all'edilizia 
privata ed e' in visione dall'architetto Todaro ii 
quale e' stato già' messo sotto accusa per lo 
scandalo GONDRAND. Come si può' notare 
l'affare e' poco chiaro e sappiano i lor signori delle 
bustarelle e delle speculazioni che siamo OSSI 
difficili da digerire e che vivere e lottare sono i no- 
stri hobby preferiti. 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


14.2 File : F120603B.TXT 


FIRENZE, 3/6/92 

MANIFESTAZIONE DEI GIOVANI DEL CSA EX 
EMERSON 

Oltre cinquanta giovani hanno vivacemente prote- 
stato lunedi' pomeriggio contro la speculazione in 
corso nei confronti delle aree dismesse, e in par- 
ticolare sull'area ex Emerson di Via Bardazzi. Si 
sono recati da prima in Consiglio Comunale dove 
sono stati aperti striscioni (prontamente richiusi 
grazie all'inten/ento solito dei vigili) e dove si e' 
svolto parzialmente un confronto tra consiglieri 
sulle aree dismesse. La consigliere Bargugli dei 
PDS ha letto nel suo intervento il comunicato dei 
giovani del CSA Emerson, e Franchini prima, 
Baldazzi (uomo delle immobiliari, presidente 
dell'Unione dei Piccoli Proprietari) hanno risposto 
fiancheggiando di fatto le manovre speculative in- 
torno alie aree dismesse. Igiovani del CSA Emer- 
son si sono recati in corteo alla sede legale della 
ditta "ìL FIORINO" neoacquirente dell'area stessa. 
Hanno manifestato sotto la rappresentanza legale 
delia ditta, un segnale in una citta' dove solo spe- 
culatori, immobiliari, e padroni gestiscono il territo- 
rio. Da notare il compì eto silenzio stampa degli 
organi di informazione che hanno scelto cosi' di 
evitare ogni possibile comprimissione con chi 
probabilmente, li paga. 

Alla conclusione del Consiglio Comunale dietro 
proposta dei consiglieri Buiatti e Bargugli e' stato 
approvato un ordine del giorno con la maggioranza 
dei votanti di acquisto per destinazione sociale 
dell'area Ex Emerson e comunque di garantire ai 
giovani del Centro Sociale uno spazio alternativo. 

AGENZIA D! COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 



8 





15 File : BOBOLI.ZIP 


15.1 File : FI20602B.TXT 


FIRENZE, 2/6/92 

Da oggi si paga il biglietto a Boboli 5.ooo per en- 
trare al giardino. Oggi alle 16.45 ci sara' la protesta 
dei comitati che vogliono l'entrata a Boboli gratis. 
Ormai e' da tempo che vogliono mettere qquesta 
gabella per l'ingresso, ed ovviamente la gente che 
abitualmente frequenta il giardino non e' disposta a 
pagare per usufruire di uno dei piu' grandi spazi 
verdi esistenti a Firenze.Per cui oggi pomeriggio si 
sono dati appuntamento per entrare gratis in segno 
di protesta a questa imposizione ; saranno presenti 
anche il sindaco Morales e altri amministratori. 

agenzìa DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


15.2 File : FI20603A.TXT 


FIRENZE, 3/6/92 

BOBOU RICONQUISTATA PER ORA 


E' finita con una invasione di massa la giornata di 
ieri che ha visto oltre mille persone mobilitate con- 
tro l'ingresso a pagamento per il parco di Boboli. 
L'intera vicenda dura da oltre un'anno e vede 
schierata da una parte la popolazione di Firenze e 
in particolare gli abitanti di San Frediano e Santo 
Spirito dall'altra la Svraintendenza che con II suo 
rappresentante Valentino e' fermamente decisa a 
mantenere le sue posizioni trasformando il parco di 
Boboli in un museo a pagamento (5000 lire per 
entrare). 

Ieri la protesta e’ stata rumorosa oltre mille per- 
sone circondate dai soliti agenti DIGOS 
(immancabili)e da numerosi PS e CC giunti per 
“sedare" I tentativi di sfondamento, poi e' arrivato il 
sindaco Morales che ha messo d'accordo tutti ed 
ha trovato l'accordo con il prefetto e il questore, a 
quel punto l'invasione di massa. Ruolo molto am- 
biguo quello dell'amministrazione comunale che da 
un lato sostiene (o perlomeno dice di sostenere) la 
protesta dei cittadini su BOBOLI e dall'altro tiene 
interi giardini completamente chiusi. Ricordiamo 


anche che il Comune di Firenze ha un suo asses- 
sorato ai giardini pubblici e che questo pratica- 
mente e' chiuso. Mentre numerosi spazi verdi di 
proprietà' comunale vengono aperti da gruppi di 
cittadini, ccome in Borgo Allegri e nel parco PET- 
TINI-BURRESI. 

Intanto oggi nuovo appuntamento per Boboli, e 
non si pagherà' 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 


16 File : FI20603C.TXT 


FIRENZE, 3/6/92 

CONFERENZA STAMPA CONTRO LA REPRES- 
SIONE A FIRENZE. 

Il Centro di Comunicazione Antagonista ha pre- 
sentato questa mattina un Dossier sugli episodi 
repressivi avvenuti a Firrenze da un'anno a questa 
parte. Il Dossier contiene quasi tutti gli attacchi 
contro i movimenti di opposizione sociale esistenti 
a Firenze (spazi sociali, casa, universita')oltre ai 
numerosi tentativi di perseguire l'attività' del Cen- 
tro stesso. 

La presentazione del dossier e' eloquente nel ri- 
badire come nella capityale della cultura si com- 
mettono i piu' gravi reati legati alla speculazione, al 
narcotraffico, alle concessioni e agli abusi edilizi, 
alle pappatole sui rifiuti, agli enormi interessi legati 
alle consorterie massoniche, agli sporchi affari in- 
trecciatri con las politica del territorio (leggi 
F1AT\F0NDIARIA), tutte questioni dove polizia e 
magistratura latitano, al contrario delle iniziative dei 
movimenti che vedono presente sempre l;e forze 
dell'ordine, come in questi giorni a Boboli. Il Centro 
di Comunicazione Antagonista ha ricordato anche 
il nesso tra potere politico e ordine pubblico e 
come questo nesso "governi" l'azione dei magi- 
strati e della questura nei confronti degli oppositori, 
alla conferenza stampa hanno testimoniato la 
propria solidarietà' i consiglieri regionali verdi e di 
Rifondazione Comunista (Baracca e Lunghi). 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 



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File : FI20603E.TXT 


File : FI20603D.TXT 


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PRATO, 3/6/92 EMPOLI, 3/6/92 

DAL COLLETTIVO AUTONOMO L. PELTIER DI DAL COMITATO STUDENTESCO PROMOTORE 
PRATO DI EMPOU 


Come volevasi dimostrare la questione del pas- 
saggio a Provincia della citta' di Prato delinea da 
subito gli interessi speculativi che si nascondono 
dietro questa operazione, infatti mentre saranno di 
gran lunga inferiori le aspettative di ocuupazione 
che dovevano allettare la gente a questo passag- 
gio di categoria si evidenzia (e non e' un caso) 
come la priorità' venga data a piazzare con il be- 
neplacito di tutti i partiti le peggio brutture che 
servono a procacciare profitti e bustarelle anche a 
discapito della nostra salute, infatti una delle prime 
cose che la nuova provincia si sta' adoperando a 
promuovere e' l'installazione di uno o piu' incene- 
ritori, e per questo e' stato mobilitato tutto lo stato 
maggiore della nuova provincia , chew senz'altro 
permetterà' ad assessori e sindaci dei vari comuni 
di inzuppare le proprie zampe in una grande torta, 
quale e' il business dei rifiuti. Anche il sindacato 
non ha perso tempo, a ricordare che non si può' 
pensare di dividere una torta di queste dimensioni 
escludendo chi da sempre ha servito fedelmente le 
cause di cui si fanno promotori i nostri governanti, 
infatti la CGIL\CISL\U1L dell'ASMIU si sono subito 
dichiarate favorevoli alla proposta dell'assessore 
all'ambiente Ferranti richiedendo pero' di poter 
partecipare alle trattative che si svolgeranno per la 
delineazione pratica di questo progetto. E' stata 
anche indicata una zona in cui attuare questo 
progetto che chiaramente non sara' abitata da 
ricchi e facoltosi industriali pratesi ma da operai e 
contadini su cui da sempre si può' riversare le 
contrindicazioni di questo siistema di asservimento. 
Infatti non e' certo alla PIETÀ' che verrà' insediato 
questo inceneritore ma a San Giorgio a Colonica, 
località' lontana dalle zone in cui vivono i VIPdella 
partitocrazia che decretano la necessita' di que- 
sto\i inceneritore. 



"SOLO QUANDO L'ULTIMO ALBERO SARA' 
ABBATTUTO; L'ULTIMA ARIA INQUINATA; 
L'ULTIMO FIUME AVVELENATO CI ACCORGE- 
REMO CON TRISTEZZA E DISPERAZIONE CHE 
I SOLDI NON SI POSSONO MANGIARE" 

6\7 Giugno il Comitato Studentesco organizzerà' 
una festa\protesta nel parco Mariambini. Vogliamo 
manifestare la nostra volontà' di mantenere intatto 
l'unico polmone verde nel centro cittadino. Questa 
protesta nasce dal bisogno che avvertiamo quoti- 
dianamente di avere uno spazio attrezzato dove 
poter vivere momenti di socialità' incontro e di- 
scussione; dove potersi allontanare dal traffico cit- 
tadino. Vogliamo dimostrare a chi ancora non 
crede che ciò' e' realmente possibile. La giornata 
inizierà' con un corteo studentesco dalle ore 9, 
dopo il quale gli studenti apriranno il parco. 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA: 

ORE 10,30 RIPULIAMO IL GIARDINO ASSIEME 
ORE 13PIC\NIC 

ORE 18 ASSEMBLEA PUBBLICA PER DISCU- 
TERE L'UTILIZZO E L'APERTURA DEL PARCO 
ORE 21,30 CONCERTO ROCK 






19 File : RADIO 3.TXT 


CI APPRESTIAMO AD ACCENDERE 
UN TRASMETTITORE FM ... 


Molti hanno chiacchierato in questi anni di piratag- 
gio, di mirabolanti invenzioni multimediali ecc, noi 
abbiamo scelto il terreno concreto di una speri- 
mentazione che, facendo tesoro di esperienze 
passate, si concretizzi in un quadro di poteri e 
saperi attuali. 


Ci apprestiamo ad accendere un trasmettitore FM; 
fino a due anni fa ciò sarebbe stato un atto legale e 
normale, simile a centinaia di altri che in anni 
passati hanno definito l'esperienza di radio di mo- 
vimento e commerciali, dalle più piccole ai grandi 
network. Arriviamo indubbiamente troppo tardi: una 
legge liberticida, la Mammi' del 6 agosto 1990, ci 
vuole 0 ridotti al silenzio o, come in questo caso, 
criminali. 

D'altrocanto il paese si è mosso decisamente a 
destra, il che significa in termini di legislazione 
sulla casa, sul lavoro, nella scuola e nell'università, 
che le classi storicamente subalterne hanno pa- 
gato duramente, ancora una volta, il corso dì una 
ristrutturazione feroce ed intemazionale: sarebbe 
stato ìnpossìbile che a questa forte riduzione delle 
conquiste e dei diritti materiali, avesse corrisposto 
un allargamento delle opportunità e libertà politiche 
e comunicative. 

Così infatti non è stato e la legge Mammi è stata 
eretta a perenne arbitrio della riorganizzazione po- 
litico/comunìcativa dei movimenti antagonisti allo 
stato di cose presenti. 


Siamo consci di compiere un'esperienza a termine: 
un giorno, un mese...? L'obiettivo fondamentale è 
quello di cumulare sufficiente ricchezza cognitiva e 
dì comunicazione sociale da rendere possibile il 
travaso verso un'esperìenza-altra, che non segni 
la fine delia precedente ma un ulteriore avanza- 
mento. 

Sarà un banco di prova delie possibilità che hanno 
oggi i movimenti di comunicare: crediamo forse 
che le limitazioni cui sono state assoggettate le 
radiofrequenze non si estenderanno, prima o poi, 
alle reti informatiche ecc? 

Molto abbiamo da costruire nella comunicazione 
tra i soggetti operai dispersi nel reticolo produttivo 
territoriale e terziario, molto si potrebbe dire sul 
modo in cui si è evoluto l'orizzonte a noi prossimo 
e la stessa struttura della comunicazione; un dato 
ci preme sottolineare: abbiamo scelto di costituire 
un'assemblea redazionale cercando un percorso di 
confronto attivo tra una parte e l'altra delle an- 
tenne, non dunque gestori di uno strumento e tan- 
tomeno di un megafono di movimento. 


La costrizione all'ìllegalità è l'ultimo atto di un 
meccanismo economico-politìco che ha separato i 
soggetti sociali gli uni dagli altri e introdotto 
nell'orizzonte della comunicazione una sorta di ra- 
zionalità di potere, una forma di barriera d'ingresso 
definita legislativamente ed economicamente: il 
piano di riordino delle emissioni radiotelevisive per 
la Lombardia, prevede il passaggio dalle attuali 
150 a 45/50; 

come dire: se la legge Mammi ha voluto in un 
primo tempo sbarrare la strada dell'etere alle 
nuove esperienze sociali e alle nuove cordate 
commerciali, oggi vuole limitarla ai “pochi che 
contano", siano essi espressione di grandi interessi 
commerciali o gruppi di pressione e rappresen- 
tanza politica. 

Una battaglia obbligata e dall'esterno, la nostra, 
che testimonia la separatezza e la distanza dei 
movimenti sociali e delle loro movenze di orga- 
nizzazione politica, dall'attuale assetto formale 
dello stato e dalle sue ipotetiche riforme. 


Ci apprestiamo ad accendere un trasmettitore FM 


SOSTIENI IL CENTRO SOCIALE LEONCA- 
VALLO 

SOSTIENI LA REAUZZAZIONE DI UNA RADIO 
DI MOVIMENTO A MILANO 

Versa II tuo contributo sul C.C.P n. 22311203 
intestato a "Associazione deiie mamme del Le- 
oncavallo per I centri sociaii" 

Centro Sociale Leoncavallo 



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20 File : NOPL92.TXT 


I LADRI VIETANO IL LAMBRO!!! 

Una giunta corrotta e dimissionaria ha vietato, neila 
figura dell'assessore all'ecologia De Carolis, di 
svolgere la quarta edizione di Parco Lambro 
"Contro la nuova destra sociale" dal 2 al 5 luglio. 

Una giunta che si schiera col partito della ruspa e 
dei palazzinari, contro l'aggregazione dei giovani, 
contro la lotta all'eroina, contro I centri sociali, con- 
tro l'opposizione. 

II partito della tangente pretende di vietare per de- 
creto il diritto aila lotta e alla trasformazione so- 
ciale. 


zie verbali (ahinoi ingenui!) che nulia sarebbe stato 
intentato nei nostri confronti, 

D'altra parte, a conclusione del Carnevale, il sin- 
daco l'aveva pur dichiarato: "Hanno rotto.. .adesso 
pagheranno!" 

Quelli del Carnevalaltro 
(multati e non) 

Venezia 3 giugno 1 992 


22 File : BG920602.TXT 


Bergamo, 2 giugno 1992 

TENTATO SGOMBERO ALLA CASERMA GAL- 
GARIO 


BATTIAMOU ORA! 

Venerdì' 12 giugno alle ore 21.30 
ASSEMBLEA PUBBLICA 
al Centro Sociale Leoncavallo 


21 File : VE50692.TXT 


IL CARNEVALE CONTINUA 

li Comune di Venezia, pur indaffarato com'è a fare 
e disfare progetti di metropoiitane miliardarie de- 
stinate a trasportare pochi intimi, non trascura di 
punire chi, a suo tempo, si impegnò perchè il car- 
nevale berlusconiano non la passasse liscia. 
Giacché siamo in clima di tangenti, qual'è la for- 
mula adottata per comminare tale punizione? Farla 
pagare salata a chiunque fosse stato allora identi- 
ficato, multarci indiscriminatamente. Ci sono multe 
per musica non autorizzata in Piazza S. Marco, per 
attacchinaggio, per vendita illecita di cibi e be- 
vande da parte di persone per di più sfornite di 
tesserino sanitario (per forza, passavano di fi per 
caso...), per locali non igienicamente adatti alia 
vendita (stand prestatici da una sezione dell'ex PCI 
ed ancora annualmente utilizzati per la Festa 
dell'Unità, ma in quella sede nessuno ha nulla da 
dire), in totale vorrebbero salassarci per oltre 40 
milioni di lire italiane, il costo di 30 centimetri di 
binario metropolitano ma di anni del lavoro di tutti 
noi. E tutto questo dopo averci dato iniziali garan- 


Questa mattina verso le 7 una ventina di carabi- 
nieri e poliziotti nonché' vigili urbani hanno tentato 
di sgomberare 7 lavoratori senegalesi dalia ca- 
serma, "colpevoli" di avere il permesso di 
soggiorno scaduto. Nella collutazione e' rimasto 
ferito un lavoratore senegalese alla testa. Lo 
sgombero non e' riuscito, questo e' frutto della 
politica del comune che attuando in pieno la legge 
boniver rinchiude centinaia di lavoratori nelle ca- 
serme ghetto lasciando sfitte centinaia di case 

PORTIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETÀ Al LA- 
VORATORI IMMIGRATI UNITI CONTRO IL 
"RAZZISMO DI STATO" E LA LOGICA REPRES- 
SIVA E DI SFRUTTAMENTO DEL CAPITALE. 

COLLETTIVO COMUNISTA PELLEROSSA 



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23 File : KAOS.DOC 


KAOS IN FESTA....ma vogliamo andare oltre! 

I motivi che hanno spinto, gruppi, associazioni, 
circoli culturali, singole persone, giovani, donne 
lavoratori, disoccupati, immigrati, studenti ad or- 
ganizzare questa festa erano e sono molto diversi- 
ficati. Il titolo della festa era quello che secondo 
noi, meglio esemplificava queste specificità'. Ten- 
sioni diverse si muovevano e si muovono al nostro 
interno; la preoccupazione legata all'inquinamento, 
alla distruzione dell'ambiente e del territorio: il voler 
comunicare le proprie esperienze nella produzione 
e nella distribuzione di prodotti naturali; la richiesta 
di spazi sociali dove poter suonare fare teatro, so- 
cializzazione, discutere; la volontà' di denunciare le 
condizioni di vita e di lavoro degli immigrati; la vo- 
glia di lottare contro una società' patriarcale che 
continua ad opprimere le donne; il desiderio di 
esprimere la propria solidarietà' con i popoli op- 
pressi, con i detenuti ammalati; l'utopia di una so- 
cietà' senza frontiere, senza galere, senza sfrutta- 
mento, dove i popoli, le persone possano vivere 
liberamente, in armonia tra loro e con l'ambiente 
che li circonda. Siamo dei sognatori? Forse ma 
piuttosto che sentirci una rotellina nell'ingranaggio 
di questa realta', preferiamo sognare. 

Non ci riconosciamo nella politica delle tangenti, 
del clientelismo, dei favori; non condividiamo un 
modo di produrre basato sullo sfruttamento delle 
persone e sulla distruzione dell'ambiente; non ci 
sentiamo coinvolti nelle pianificazioni del territorio 
fatte di centri commerciali, speculazioni edilizie, 
bretelle, superstrade, autoparchi, parcheggi, dove 
tutto e' pensato a misura di auto e camion. Non 
possiamo accettare che centinaia di persone siano 
senza casa, che gli immigrati siano costretti a dor- 
mire sotto i ponti 0 nei container quando ci sono 
centinaia di appartamenti pubblici e privati, tenuti 
chiusi per alimentare la speculazione. Rifiutiamo 
l'eroina come merce al servizio del profitto di politici 
e mafiosi, che viene diffusa tra giovani come sur- 
rogato all'alienazione prodotto dal lavoro o dalla 
realta' quotidiana. 

Ecco, se questa e' la realta' che ci propongono, noi 
vogliamo continuare a sognare, perche' questa re- 
alta' vogliamo cambiarla! 

Nella festa tentiamo di dire e approfondire tutto 
questo e tante altre cose. Una festa costruita col- 
lettivamente con il contributo di tutti, al di fuori e 
senza condizionamenti dei partiti e del sistema di 


potere presente nel paese. Per fare questa festa 
abbiamo dovuto scontrarci con la gestione mafiosa 
degli spazi pubblici che ci ha visto negare in modo 
pretestuoso il Bosco dei Frati e i giardini della 
Rocca; posti che avevamo regolarmente richiesto 
autotassandoci e districandoci nelle trappole bu- 
rocratiche che ci venivano costantemente tese. 

Ma questa festa, i cui risultati sono legati alla 
PARTECIPAZIONE ed II contributo di tutti, ha co- 
munque sancito un fatto nuovo a Monselice e cioè' 
quello di avere messo in contatto gruppi e persone 
che vogliono far sentire la propria voce sui mega 
progetti proposti dalla giunta, sul futuro della cava 
della Rocca, della Sala S. Paolo e degli altri spazi 
pubblici; l'aver collegato associazioni, gruppi mu- 
sicali e teatrali, giovani che vogliono avanzare con 
forza la richiesta di un CENTRO SOCIALE AUTO- 
GESTITO A MONSELICE, dove poter suonare, 
discutere, stare assieme proporre e gestire attività' 
piu' svariate. 

Per questi motivi INVITIAMO TUTTI tutti GIO- 
VEDI'H giugno alla CORTE DI MARENDOLE, in 
via Marendole 7, alle ore 21.00 dove faremo il bi- 
lancio complessivo della festa e dove discuteremo 
le prossime iniziative da fare insieme. 

quelli del KAOS 

cipviadegasperi 

battagliai 



13 



24 File : VINC.ASC 


Roma 29 maggio 1 992 

" SOCIAUSMO E BARBARIE 


Mi e' stato chiesto dai compagni un contributo di 
valutazione sulle elezioni appena svoltesi e sui 
compiti che competono ad una sinistra di classe, 
alternativa e antagonista ai sistema di potere. 

L’analisi e i commenti sul voto , pur diverso e sca- 
tenante , non possono essere staccati dalle no- 
mine delle cariche istituzionali che per quanto e' 
dato finora vedere , non mutano gli usuali rapporti 
di forza della partitocrazia ridimensionata dal voto 
di Aprile '92. 

Non sapremo mai chi ha organizzato l'assassinio di 
Falcone , perche' al pari di tutte le stragi impunite e 
degli omicidi politici in Sicilia , c'e' sempre di mezzo 
lo zampino dei servizi segreti. E i servizi segreti , 
deviati o non , sono sempre lo Stato e comunque 
rispondono a quella parte dello stato che conta ; 
che mantiene al potere quella classe politica cor- 
rotta che non esclude l'omicidio politico , le stragi , i 
golpe. 

Non c'e' da meravigliarci che ciò' accada nell 'Italia 
democratica anche nelle forme dello stato di diritto 
, poiché' la regola di fatto e' superiore a qualsiasi 
Costituzione , e' che le classi dominanti non la- 
sceranno mai il potere senza colpo ferire : la" no- 
stra " classe dirigente si e' conformata costante- 
mente alla scuola del " Principe " machiavelliano. 

L'omicidio Falcone , può' essere anche opera della 
mafia , ma gli e' stato regalato sul piattino 
d'argento ( i servizi segreti hanno organizzato il 
suo viaggio finale a Palermo ) da quella classe al 
potere in particolare la DC , oggi sbandata (non 
solo per il risultato elettorale) che non e' piu' il 
perno centrale della politica italiana. L' omicidio 
Falcone serve a rallentare la caduta libera e la di- 
sgregazione di quella classe dominante , nel 
tentativo di ricompattare sotto " l'emergenza mafia 
" un fronte istituzionale largo su cui rivitalizzare 
consumate egemonie. 

Al segnale tutto italiano , del "tradimento" nel se- 
greto dell'urna delle direttive del logoro quadripar- 
tito (ad esempio, sulle nomine di candidati espres- 
sione della formula sconfitta , che purtroppo ha 


gestito con la svolta conservatrice le trasformazioni 
degli anni '80 , senza una reale opposizione) con 
l’affossamento di Forlani prima e poi di Vassalli , il 
potere che conta , vista l'impossibilita' di governare 
questa transizione per via pacifica , e' passato a 
“vie di fatto"! Del resto, la campagna elettorale si 
era aperta con l'omicidio del pezzo da 90 Salvo 
Lima , siluro diretto al factotum Andreotti , un invito 
esplicito a mettersi da parte perche' il suo tempo 
era finito. 

Il paese reale , in qualche modo non ha subito il 
ricatto deH'omicidio Lima , indicando il cambia- 
mento anche se con congrue riserve da voto di 
protesta. I neo eletti in Parlamento sapranno fare 
altrettanto? Da quello che si e' visto per le elezioni 
delle presidenze di Camera e Senato parrebbe 
proprio di no. Non tanto perche' quelle nomine non 
sono state concertate con il PDS ( tirato fuori per i 
capelli solo per rendere credito per un attimo alla 
sconfitta elettorale ) quanto per la spartizione del 
potere decisa ancora una volta dal vecchio quadro 
politico che cerca di far finta di niente di fronte al 
test elettorale , e hanno tirato dritto anche per 
l'elezione del capo dello stato , pensando si ad un 
gioco pasticciato ma infine risolutivo; capendo 
bene quanto su quella carica e' in ballo , dopo il 
presidenzialismo di Kossiga e le bordate disgrega- 
trici alla prima Repubblica conclamate a piena 
voce anche dai leghisti e fascisti. 

Comunque l'assassinio Falcone l'antico metodo 
della minaccia per stabilita' ha funzionato ancora 
una volta accontentando un po' tutti gli sconfitti alle 
elezioni , che proprio da quella sconfitta e sopra un 
massacro , concordano brutalmente la redistribu- 
zione delle altre cariche istituzionali della Prima 
Repubblica : a un de la Presidenza della Repub- 
blica ; a un pidiessino la Presidenza della Camera ; 
a un socialista la Presidenza del Consiglio. 

Il paese reale può' attendere , il potere non si 
perde per via elettorale! Eppure la batosta e' stata 
unica per tutti. 

La DC , per la prima volta , sotto il 30% con oltre 5 
punti in meno ma soprattutto scompaginata nell'ex 
Veneto bianco e neH'interno Nord ; sconquassato il 
suo tradizionale potere a Palermo e in Sicilia. 


Il PDS in caduta libera , con 10 punti in meno sui 
vecchio PCI, recuperati solo per meta' dai conti- 
nuisti berlingueriani del PRC ( non avrebbe meri- 


14 



tato neanche il 1 0% se le elezioni si fossero svolte 
a maggio dentro il crack tangenti). 

Il PSI già' in rovina nella roccaforte meneghina e 
lombarda (sarebbe andato fuori gioco con le eie- 
zioni a maggio) riesce a mantenersi , limitando le 
perdite solo per il contributo dei voti fetenti al Sud 
(già' sotto inchiesta in Calabria , anche per lo 
schiaffo al vecchio segretario di partito non rieletto 
, Mancini). 

Gli altri piccoli partiti di governo (PRI , PLI , PSDI) 
continuano a vivacchiare con il sottobosco cliente- 
lare , garantendosi tutt'ora spazi di contrattualita'. 

La Lega di Bossi , ha ottenuto meno di quello che 
le elezioni amministrative già' le avevano garantito 
, e parliamo del solo risultato Nord Italia dove le 
percentuali lo candidano sempre tra il secondo e 
terzo posto . 

La Rete di Orlando ha fatto altrettanto a Palermo e 
in Sicilia , stabilizzando un risultato già' acquisito. 

Non c'e' stata l'ondata di destra che qualcuno te- 
meva dopo la fine travolgente dell'impero dell'Est , 
lo scatenamento delle guerre nazionaliste e la li- 
bera uscita delle canaglie nazifasciste : l'MSI , 
nonostante l'abbraccio di Kossiga e di altri partiti 
"costituzionali' e' rimasto al palo! Continuando ad 
essere ai margini del sistema italiano. 

Ha fatto comodo a tutti i partiti , grandi e piccini , 
parlare di vittoria e di sconfitta. Questa volta nes- 
suno ha voluto analizzare quel 20% di non voto tra 
astensione , scheda bianca o nulla , che e' ancor 
piu' significativo aila luce della enorme moltiplica- 
zione delle liste in ballottaggio: non mancava pro- 
prio niente per calamitare , anche sul piu' piccolo 
particolare , la partecipazione al voto! 

Buona parte di quel 20% e' un voto potenziale di 
sinistra. 

Una sinistra popolare , di base , spesso operaia e 
lavoratrice , che disillusa e sconcertata , ha prefe- 
rito una pausa di riflessione piuttosto che conti- 
nuare a cambiare cavallo , che si e' dimostrato di 
volta in volta un brocco. 

E' un segnale intenso su cui la sinistra antagonista 
può' lavorare per trascinare questa forza definiti- 
vamente al di fuori dell'attrazione del sistema rap- 
presentativo parlamentare , indicando l'alternativa 
nella democrazia diretta come pratica della società' 


del cambiamento , come opposizione a qualsiasi 
riforma delle regole del gioco a partire da quella del 
sistema elettorale. 

Non c'e' tempo da perdere. Perche' l'obiettivo con- 
diviso da tutta la partitocrazia e' “l'invenzione" di un 
nuovo sistema elettorale , che permetta sotto mu- 
tate e peggiori regole di garantire ancor meglio il 
potere alla borghesia. 

I partiti maggiori , sconfitti dal voto di aprile , hanno 
ben inteso che per oltrepassare di un fiato quella 
sconfitta senza che accada nulla di rilevante in 
campo economico , sociale e internazionale , de- 
vono stordire e impegnare gli italiani chiamandoli di 
nuovo al voto tra un paio di anni col nuovo sistema 
elettorale. 

l'obiettivo concertato e' quello di vanificare la pro- 
testa di aprile , riducendolo al massimo ad un ri- 
cambio generazionale , nelle segreterie dei partiti , 
anche sotto rincalzare del ripulisti operato dalla 
Magistratura anti-tangenti. 

Non ci sono svolte o rotture all'orizzonte. Di quelle 
per capirci che caratterizzarono nel '60 , dopo la 
caduta del Governo Tambroni , l'entrata del PSI al 
Governo; ne' la rottura di Rifondazione dal PDS e' 
paragonabile a quella del PSIUP dal PSI. 

L'entrata ufficiale del PDS nel governo non segnala 
alcuna innovazione politica , sara' solo vista e ri- 
cordata come passaggio naturale alla governabi- 
lità' , all'insegna dei sacrifici per mantenere 
l'aggancio con l'Europa. 


Si apre una nuova stagione per l'insieme della si- 
nistra di classe , che in questi tremendi anni ha 
sovente agito per forza di cose in ordine sparso o 
ha ripiegato su questioni settoriali. 

L'attacco padronale e' di portata e di conseguenze 
tali che , presumendo ormai una sicura vittoria su 
tutto il fronte , avendo imbarcato da tempo le 
truppe sindacali nell'unica guerra antiproletaria , 
arriva a tagliare oltre che il salario , come e' av- 
venuto nella busta paga del mese di maggio '92 
dove non compare piu' lo scatto di scala mobile , a 
prenderci per fame tagliandoci i viveri (le mense). 

Il diritto di sciopero viene vietato e represso eco- 
nomicamente. Basti pensare alle azioni di rivalsa 
messe in atto per le FFSSSpA , dal coordinatore 


15 



degii Affari Sindacali Mortillaro contro i ferrovieri : 
sia quelle che negano aumenti salariali e normative 
, a chi continua a scioperare , sia a ritorcere contro 
lo sciopero il "danno procurato all'azienda dalla 
mancata prestazione di lavoro". 

L'occupazione e' drasticamente minacciata dagli 
accorpamenti e ristrutturazioni multinazionali: si 
calcolano in 300.000 unita' la riduzione di lavoratori 
per entrare in Europa! Tutto ciò' avverrà' senza 
l'ammortizzatore delia Cassa integrazione ridotta a 
un solo anno con la L. N. 242/91 , voluta dai con- 
federali al pari di quella sulla limitazione del diritto 
di sciopero , vere e proprie leggi speciali del re- 
gime dell'emergenza costante! 

Contro l'immigrazione si e' scaricato il decreto Bo- 
niver e l'incitamento al razzismo , cosi' da ridurre 
questo enorme problema sociale dal campo dei di- 
ritti alla sola funzione di ordine pubblico. Il diritto 
alla casa e' stato abolito con la legge Prandini che 
considera anche le sociali case popolari una merce 
da vendere sui mercato. 

La "lista della spese" e' tanto lunga quanto visibile 
e palpabile e' l'attacco smisurato di tutti i settori 
padronali. Parimenti trova forza e platealita' la ri- 
presa della protesta sotto i ministeri , le sedi pa- 
dronali , dentro le piazze: protesta che ormai 
coinvolge anche i settori piu' moderati tra i lavora- 
tori , spronati magari anche dalla rivolta , breve ma 
intensa dei travets tedeschi. 

Prende corpo la necessita' di sostenere con ogni 
mezzo a disposizione , lo sforzo di ricomposizione 
dei settori in lotta per creare le condizioni di una 
svolta vincente alla politica dei sacrifici , dei tagli , 
delle rinunce , con cui i partiti sconfitti alle elezioni 
vorrebbero continuare a perpetuarsi. 


La piattaforma comune-contro le privatizzazioni e i 
licenziamenti: contro il taglio delle spese sociali , 
tagliando invece le spese militari ; per il salario 
garantito e la riduzione della giornata lavorativa; 
della piena liberta' del diritto di sciopero e di rap- 
presentanza sui posto di lavoro; contro il proibizio- 
nismo e l'autoritarismo che già' vive tra vertenze, 
scontri , contraddizioni , in mille rivoli di lotta , trova 
oggi la volontà' di un confronto dal basso per un 
impegno diretto anche sul piano organizzativo. 

E' l'ordine del giorno , dalle grandi fabbriche dei 
Nord alle poche del Sud , dai servìzi al pubblico 
impiego , il percorso che porta 
all'autorganizzazione dei lavoratori , disoccupati , 
immigrati , senzatetto , rompendo senza ulteriori 
indugi il monopolio rappresentato dai sindacati di 
stato. 

Dopo anni di sconfitte laceranti e di veloci processi 
di integrazione , dentro la crisi latente scaricata 
tutta sulle spalle del lavoro dipendente , dei meno 
abbienti e dei poveri , il riscatto può' cominciare a 
passare se la sinistra supera velocemente tradi- 
zionali ritardi ( piu' libera oggi , dagli antichi condi- 
zionamenti ideologici , che non pochi danni , para- 
lisi e cristallizzazioni hanno procurato) e si mette in 
carreggiata insieme a tutti i soggetti protagonisti di 
questa lenta ripresa , sostenendo i percorsi (non 
scavalcandoli) di autorganizzazione sociale. 

E' aperta la stagione del confronto e anche della 
sperimentazione organizzativa tra tutte le compo- 
nenti della sinistra di classe , alfine di far vivere ne 
nostro paese una capace e poliedrica forza di op- 
posizione anticapitalista e antimperialista , che 
sappia riproporre terreni rivoluzionari. 


PER I COMPAGNI DI SOCIALISMO E BARBARIE 



File : P ACCINGI. ASC 


25 File : PACCINO.ASC 


Roma 2 giugno 1992 

ORA CHE AL QUIRINALE C'E‘ L'UOMO DI DIO. 


Ora che al Quirinale c'e' l'uomo di dio , arrivato li' 
grazie ai voti determinanti del PDS , che ha cosi' 
spianato la strada a un governissimo in condizioni 
di sancire legalmente i sacrifici necessari ( a inco- 
minciare dall'abrogazione definitiva della scala 
mobile ) a costituire la nuova repubblica , fondata 
questa volta sull'impresa , l'imperativo e' di non 
perderci il diavolo , la negazione antagonista indi- 
spensabile per fronteggiare un'ondata di espropia- 
zioni destinata a riportarci ben indietro nel tempo. 

E' in considerazione di ciò' che trasmettiamo qui di 
seguito il testo della cedola libraria del nuovo libro 
di Dario Paccino LA GUERRA CHIAMATA PACE , 
che rispecchia lo spazio dato dall'autore al diavolo 
, inteso appunto come negazione radicale , l'unica 
in grado - se veramente operativa - di contrastare 
il ritorno , di fatto , alla " socialità' " fascista della 
Carta del Lavoro. 

L'editore ( Antonio Pellicani ) , in vista di promuo- 
vere la diffusione di questo libro di “ guerra " nelle 
sedi congenialmente più' interessante, ha deciso - 
per centri sociali , collettivi studenteschi , radio di 
movimento , organizzazioni sindacali - uno sconto 
del 30% per l'acquisto di almeno 10 copie. 

Forme di pagamento: contrassegno , allegando 
assegno , a ricevimento fattura. Chi sia interessato 
può' rivolgersi direttamente all'editore: Antonio 
Pellicani , Via dei Banchi Nuovi 24 , 00186 Roma , 
tei. 06/68307040, fax 06/6543900. 

Ed ecco il testo della cedola libraria della GUERRA 
CHIAMATA PACE ( prezzo di copertina lire 
30000): 


BEH, &BHn. NO! LI ABBIAMO FATTI 



26 


LA GUERRA CHIAMATA PACE 

Il popolo piu' filosofico del mondo, e insieme 
(almeno come immagine), il piu' guerriero, quello 
tedesco, consacro' al cielo le proprie forze armate 
col motto, scolpito sul cinturone d'ogni soldato, 
"Gott mit uns" dio con noi. sempre infatti dio e' con 
chi vince , o quanto meno dispone di deterrenza 
ritenuta onnipotente, tutto al contrario del diavolo, 
sempre presente tra vinti e vincitori, come si e' vi- 
sto anche nel Golfo, dove dio - a detta anche del 
nostro piu' autorevole filosofo per sapere e mora- 
lità' - era alleato del “macellaio" (per dirla con 
un'altro autorevole filosofo italico) Schwarzkopf, 
mentre il diavolo figurava sia nelle vesti delle 
"Saddam Hussein", sia nella filosofia dei "buoni" 
(dal Papa alla sinistra “ up to date), persuasi che la 
pace sia la' dove tacciono le armi, anche se, grazie 
al loro dominio silenzioso, si ha - come denuncia 
Susan George - “un Auschwitz” ogni due giorni", 
l'Auschwitz della fame democratica. 

In questo caso i "buoni" erano insieme vinti e vin- 
citori, vinti in idealità' pacifista, vincitori in quanto 
cittadini della ristretta cerchia consumistica occi- 
dentale. Per il diavolo non fa differenza che si tratti 
di "buoni" come i nostri pacifisti, o di cattivi come 
Cari Schmitt. Con i vincitori ci sta' per elaborare la 
teoria che solo grazie al dominio si producono i 
supremi valori della civiltà', e, con i vinti, per fornir 
loro, quando si tratti di "pauperes" dello spirito, il 
marxiano "occhio del popolo" (che e' oggi tanto re- 
ligioso quanto "marxista"), e - quando si tratti di 
personaggi come Schmitt le cogenti argomenta- 
zioni volte a dimostrare che la "verità' e' dei vinti" 
dal momento che solo essi toccano con mano, in 
conseguenza della loro disgraziata condizione, 
tutta l'infamia e l'ipocrisia di chi ha vinto. 

Dio, purtroppo e' unilaterale, sta' solo col "bene", 
come testimonia la stessa creazione, donde e' 
venuta la coppia (Adamo ed Èva) piu' compas- 
sionevole di tutti i tempi, risparmiata dal "male", da 
non sapersi neanche riprodurre, e condannata 
dunque alla sterile innocenza dei giardini 
d'infanzia, con aggiunta di una solitudine che le 
avrebbe impedito - per l'eternità' - ogni sapere 
dialettico. Grazie a dio (pare proprio il caso di dirlo) 
che c'era il diavolo, cui dobbiamo in uno con i frutti 
dell'albero della conoscenza, quelli dell'albero della 
vita. 


17 




Non c'e’ libro, dunque, che, quando colga anche 
una sola delle infinite sfaccettature della verità', 
non debba essere dedicato al diavolo. Se l'autore 
della Guerra chiamata pace non l'ha fatto, e' per 
doverosa modestia, in quanto tale dedica avrebbe 
denotato la sua presunzione d'aver colto il vero 
quanto alle due filosofie per l'inferno dell'Auschwitz 
ogni due giorni: quella che lo interroga come male 
inevitabile, sicché' importante e' arrangiarsi, e 
quella che lo considera come puro prodotto della 
storia sociale, e' dunque ipoteticamente cancella- 
bile. 

Dovrà' dirlo il lettore se sarebbe stata o no giusti- 
ficata la dedica al diavolo. Quello che non e' ap- 
parso arbitrario e' l'uso per la copertina, di una 
stampe del sedicesimo secolo, che - indipenden- 
temente dalle intenzioni del suo autore - la dice 
piu' lunga di tutti i libri del sapere. Essa mostra il 
diavolo che, garante un religioso eretico, stringe un 
patto d'alleanza col giullare, unico personaggio, a 
quel tempo, in condizioni - grazie alla sua pre- 
sunta follia - di dar voce a verità' impedite a 
chiunque altro, vincitore o vinto che fosse. 



27 File : TWODAYS.TXT 


GIUSTO PER INIZIARE 

Sono ormai alcuni mesi che in diversi ambiti e in 
modi diversi si sta sviluppando un dibattito molto 
interessante suH'autoproduzione e sulle differenti 
forme della comunicazione. Uno dei dati comuni 
emersi è l'ambiguità con cui si rappresenta il Mo- 
vimento dei Centri Sociali; se da una parte ab- 
biamo assistito al nascere e allo sviluppo di espe- 
rienze, soprattutto musicali molto interessanti da 
un punto di vista delle potenzialità espresse (vedi 
Onda Rossa Posse), dall'altra emergono limiti non 
solo strutturali ma anche di dibattito e di progetto. 

Alla base di questi problemi c'è sempre una certa 
sottovalutazione di forme di espressioni culturali e 
di comunicazione quali la musica, il teatro, la foto- 
grafia, la produzione video ecc., superficialità che 
denota una scarsa consapevolezza relativamente 
ai motivi per cui su queste, l'attuale sistema di po- 
tere vi abbia investito risorse umane ed economi- 
che, per la riproduzione di se stesso. 

Bisogna partire da questo livello di coscienza per 
arrivare a concludere che una buona parte della 
sfida rivolta ai Centri Sociali si gioca pertanto sulla 
Qualità. Se oltre al controllo della produzione cul- 
turale e comunicativa in genere, si pensa anche ai 
progetti in via di realizzazione di Centri Sociali co- 
munali, nel prossimo futuro non potrà essere certo 
la birra a poco prezzo o i concerti a sottoscrizione 
che caratterizzeranno i Centri Sociali Autogestiti. 

Questa è certo una provocazione forte ma è ne- 
cessario non nascondersi dietro problemi reali che 
minano seriamente la nostra credibilità. Difatti 
possiamo continuare a non prendere in considera- 
zione 0 stigmatizzare le critiche che ci vengono 
rivolte persino da gruppi che sono nati nei Centri 
Sociali Autogestiti, ciò nonostante ci saranno 
sempre meno gruppi interessati agli spazi sociali 
autogestiti e sempre di più si legheranno ai circuiti 
ufficiali della produzione culturale. 

I problemi vanno dall'inefficienza 
nell'organizzazione dei concerti (dall'impianto 
scadente alla precarietà rispetto a vitto e alloggio) 
alla difficoltà nel suonare con una certa continuità, 
dal bisogno di reddito (a pancia vuota non si fa 
cultura) ai salti mortali per riuscire a vedere rea- 


18 



lizzato il proprio lavoro su vinile, 
all'autoghettizzazione delle proprie esperienze. 
Questi e altri problemi sono fra le cause maggiori 
che portano all'allontanamento dal centro sociale e 
al riparo dietro qualche etichetta indipendente o 
addirittura qualche major. 

Ma quali possono essere le soluzioni? 

Non abbiamo soluzioni preconfezionate, partiamo 
però da un'ipotesi e cioè che in questi anni 
all'interno di questa società siano nate e si siano 
sviluppate delle risorse umane di alta qualità e che 
non necessariamente questa ricchezza sia patri- 
monio esclusivo dei centri sociali, anzi. Il nostro 
obiettivo dovrebbe essere quello di creare una 
qualche forma di tipo associativo, di tipo coopera- 
tivistico che sia in grado di mettere in comunica- 
zione in modo interattivo questa massa di capacità 
umane attualmente scomposta e dìsperasa sul ter- 
ritorio, per riuscire a definire un progetto con una 
qualità alta e altra rispetto alle strategie di conte- 
nimento e di integrazione da parte di questo si- 
stema di potere. 

Ma torniamo un attimo indietro per ribadire un 
concetto. 

Così come non pensiamo che tutto ciò che è da 
considerare positivo sia rintracciabile esclusiva- 
mente nei Centri Sociali, allo stesso tempo non 
pensiamo che tutto ciò che sta all'esterno dei luo- 
ghi propri del MOVIMENTO sia in qualche modo 
da ritenere come un'entità ostile. Se così fosse, ri- 
produrremmo la logica dominante secondo cui ‘la 
diversità è espressione di pericolo e quindi da ri- 
condurre a NORMALITÀ'. Noi pensiamo che esi- 
stono delle grosse possibilità di comunicazione con 
alcune esperienze, soggetti, gruppi musicali o tea- 
trali: una comunicazione che può diventare profi- 
cua se all'interno del rapporto non si riproducono 
dinamiche di omologazione, di strumentalizzazione 
ma che nel rispetto delle diversità possa generarsi 
un processo di CONTAMINAZIONE reciproco. 

Questo elemento della contaminazione è per 
noi un fondamentale. 

Abbiamo visto come aH'interno della PANTERA, 
con tutti i limiti e le ambiguità, la presenza intelli- 
gente dei compagni è riuscita, grazie a questa 
dialettica della CONTAMINAZIONE, a determinare 
dei passaggi qualitativi da un punto di vista sia del 
dibattito che dell'agire politico. Noi riteniamo che 
questa esperienza sia stata significativa relativa- 
mente alcuni aspetti sostanziali presenti in questa 
società e che anche dalla riflessione su questa 
esperienza sia necessario partire per verificare se 


un'ipotesi di cooperazione per una cultura sociale 
della trasformazione possa in qualche modo con- 
cretarsi. Per far ciò è necessario ridefinire il nostro 
modo di concepire la cultura e la politica ; spesso 
aH'interno dei Centri Sociali si riproducono logiche 
e comportamenti di esaltazione della marginalità 
come forma estrema di trasgressività e di autova- 
lorizzazione (il fare per fare, il doversi distinguere 
sempre e comunque con forme che trascendono 
nell'autorappresentazione) atteggiamenti che ri- 
sultano in realtà assolutamente funzionali e com- 
patibili. Nello stesso tempo la soluzione a carenze 
e problemi che ci troviamo difronte non può esser 
data solo sul piano del dibattito e della riflessione 
teorica. Definire un percorso verso la cooperazione 
dei saperi sociali scomposti e diffusi sul territorio 
significa oggi sempre di più CREARE STRUT- 
TURE AUTONOME DELLA PRODUZIONE MA- 
TERIALE E IMMATERIALE: dalle Agenzie 

d'informazione alle Case Editrici, dai Centri 
d'informazione e di Documentazione all'Etichetta di 
Produzione e di Distribuzione Discografica ecc. 
ecc. . 

In soldoni per quanto riguarda la nostra esperienza 
particolare, più legata al mondo 
dell'autoproduzione musicale, le proposte da di- 
scutere, approfondire, migliorare o cassare, sono 
essenzialmente 
tre. 

1) LA CREAZIONE DI UN'ETICHETTA DI MOVI- 
MENTO A LIVELLO NAZIONALE. 

2) UNA STRUTTURA DI TIPO ASSOCIATIVO 

3) AGENZIE CULTURALI DIFFUSE SUL TERRI- 
TORIO NAZIONALE 

L'etichetta di Movimento è una struttura che do- 
vrebbe farsi carico, nella forma di una o più coo- 
perative dislocate a livello nazionale, della produ- 
zione e della distribuzione di tutto il materiale mu- 
sicale. Le potenzialità di questo progetto consi- 
stono da una parte nella possibilità di far fronte alla 
“politica delle etichette indipendenti", la maggior 
parte delle quali parassitando sull'area dei Centri 
Sociali ricavano lauti profitti e generano integra- 
zione culturale, dall'altra questo progetto può dar 
vita a processi di autovalorizzazione anche attra- 
verso la creazione di reddito che permetterebbe la 
liberazione dal precariato perenne a cui sono sot- 
toposti alcuni compagni che da anni lavorano nel 
campo musicale con uno spirito del sacrificio da far 
invidia al volontariato cattolico. 


19 



La creazione di una struttura di questo tipo per- 
metterebbe il riawicinamento di chi ha fatto la 
scelta deiriNDIE o addirittura l'avvicinamento di 
quelle realtà musicali o singoli musicisti che pur 
non avendo mai avuto rapporti diretti col MOVI- 
MENTO ciononostante non ne sono pregiudizial- 
mente ostili. 

Come forma intermedia a questo passaggio, pen- 
savamo alla creazione di un'ASSOCIAZIONE che 
caratterizzandosi su alcune questioni sociali fon- 
damentali, possa diventare PUNTO DI RIFERI- 
MENTO E NELLO STESSO TEMPO PROMO- 
TRICE DI CAMPAGNE NAZIONALI DI SENSIBI- 
LIZZAZIONE, DI PROPAGANDA SU TEMATICHE 
CHE VEDONO I COMPAGNI IN PRIMA UNEA: 
dal problema della casa alla questione del reddito, 
dalla solidarietà internazionalista al problema dei 
detenuti. In sostanza un'Associazione come forza 
aperta comunicativa che traduce in tutte le forme e 
luoghi possibili, un progetto politico culturale 
FORTE. Area di frontiera, polo di attrazione delle 
diversità, questa forma associativa può diventare 
uno dei luoghi principali in cui l'interazione delle 
differenze può produrre INNOVAZIONE, in cui la 
COOPERAZIONE DEI SAPERI E DELLE FORME 
(dal teatro al cinema, dalla musica alle arti figura- 
tive)può generare una NUOVA CULTURA, non più 
quella marginale e autoghettizzante, ma una CUL- 
TURA DELLA TRASFORMAZIONE SOCIALE. In 
questo senso concordiamo con i compagni della 
CAYENNA quando affermano che, ciò che è stato 
generato in questi ultimi anni più che a un pro- 
cesso di connessione fra raltà affini abbiamo 
spesso assistito alla "...creazione dei ghetti 
dell'autoproduzione, meglio sarebbe dire 
dell'autorappresentazione individuale o di gruppo". 


La terza proposta, strettamente legata alle due 
precedenti, è quella della creazione di una RETE 
DI AGENZIE CULTURALI, intese come COOPE- 
RATIVE DI SERVIZI tese a organizzare e a gestire 
il circuito della produzione musicale e non solo. 
Compito di questa struttura non sarebbe solo 
quello di organizzare concerti o risolvere i soliti 
problemi tecnici ma dovrebbe occuparsi della dif- 
fusione della nostra proposta culturale anche al di 
fuori del circuito dei C.S.A., organizzare scadenze 
multimediali, affinchè la nostra ricchezza si espliciti 
attraverso tutte le forme espressive e infine do- 
vrebbe stabilire contatti progettuali con altri circuiti 
o gruppi internazionali, per realizzare uno scambio 
e una interazione delle diverse esperienze e delle 
diverse culture. 

Abbiamo qui tradotto molto schematicamente un 
dibattito e delle proposte che necessitano di ulte- 
riori approfondimenti, sia tecnici che teorici ma per 
far ciò ci riserviamo di farlo all'Interno del dibattito 
che si terrà nella DUE GIORNI SULLA. COMUNI- 
CAZIONE al C.S. LEONCAVALLO, in prepara- 
zione di ulteriori momenti di approfondimento nel 
MEETING di PARCO LAMBRO 1992. 

* ★ *** -k * 


PROGRAMMA 
venerdì 5 GIUGNO 

ORE 20.30 - UN PRIMO MOMENTO DI CON- 
FRONTO. 

AL DIBATTITTO PARTECIPERANNO ANCHE I 
GANG 

ORE 23.00 - CONCERTO CON I GANG E I PILA 
WESTON 

SABATO 6 GIUGNO 
ORE 15.00 - DIBATTITO. 

ORE 21.30 CONCERTO CON I PERSIANA J. E 
LE TAPPARELLE MALEDETTE 

COLLETTIVO GAMMA 
SALUTI COMUNISTI 



20 



28 File : PROSTIT.DOC 


INTERVISTA A CARLA CORSO E PIA COVRE 
IMPEGNATE DALL'82 NELCOMITATO PER I DI- 
RITTI CIVILI DELLE PROSTITUTE. 

Da "Ritratto a tinte forti": 

"Ti metti in vendita perche' hai bisogno di denaro. 
A noi questo mestiere va bene, non vogliamo farne 
un altro, vogliamo solo farlo piu' tranquillamente, e 
con certe garanzie senza essere continuamente 
prese di mira da polizia e benpensanti. Avremmo 
dovuto investirci del ruolo delle disgraziate, co- 
strette a prostituirsi. Il fatto che andavamo a dire - 
Lo facdo per scelta, voglio poterlo fare ancora- ha 
suscitato l'inferno." 
scritto da Carla Corso. 

D.- CHE COSA VUOL DIRE FARE PER SCELTA 
LA PROSTITUTA? 

PIA.- Significa fare questo lavoro pur potendo 
permetterci di farne un altro, Comunque in una so- 
cietà' che ti propone una serie di lavori (intendo 
operaia, infermiera, ecc..) e invece decidi che pre- 
ferisci fare la prostituta. Non essere legata ne da 
un fatto di droga ne da un fatto di bisogno di 
estrema povertà' e quindi essere libera nella tua 
scelta, ma ovviamente da una liberta' molto condi- 
zionata. 

CARLA.- Farlo per scelta credo voglia dire fare 
una grossa analisi per esempio della condizione 
che si sta vivendo, del ruolo che si sta ricoprendo 
ed essere anche orgogliosi di questo. Questa di- 
venta una scelta senza sofferenze, senza costri- 
zioni e scelta vuol dire anche vivere al di fuori della 
società' strutturata cosi' come e' adesso.Quindi 
diventa un grosso gesto di trasgressione quando lo 
fai per scelta. Di fatti questo da molto fastidio alla 
gente perche' andare a dire "io sono vittima della 
condizione in cui mi trovo, vorrei tanto cambiare, 
fare la pentita" questo andrebbe bene a tutti, men- 
tre il fatto di dire “no io voglio continuare a farlo" 
intriga, da fastidio e apre molto il dibattito, apre 
molte curiosità' pero' non si e' mai accettate. Credo 
che la scelta piu' grossa di tutta questa vicenda sia 
di accettare con orgoglio di vivere al di fuori della 
società' cosi' com'e' ora. Questa, credo, sia la 
grossa scelta. 

D.- L'IMMAGINE CHE SI HA DELLA PROSTI- 
TUTA E' QUELLA CHE SI FA PERCHE' NON 


TROVA ALTRA STRADA. QUESTO E' DATO SO- 
PRATTUTTO DALLE IMMAGINI CHE IN QUESTI 
ULTIMI ANNI SONO DIVENTATE SEMPRE PIU' 
FREQUENTI CIOÈ' IMMIGRATE, TOSSICHE, 
PERCIÒ' DI TUTTO UN MONDO DI MISERIA, DI- 
SPERAZIONE. E' DIFFICILE PENSARE CHE 
QUESTA SCELTA AVVENGA CON ALTRE MO- 
TIVAZIONI CHE NON SIANO DI COSTRIZIONE. 

CARLA.- Il fatto di decidere di mettersi in vendita 
comunque ti comporta delle sofferenze, diventa poi 
libero quando sei coscente di quello che fai e vuoi 
continuare a farlo, al di la di tutto, e lo fai e pretendi 
di essere accettata cosi' come sei. 

D. - PUOI FARCI UN QUADRO DELL' ITALIA ? 

CARLA - Moltissime prostitute sono nella nostra 
stessa situazione nel senso che sono felici di farlo 
pero' si comportano esattamente rispetto a quello 
che la società' chiede loro. Quindi quando hanno a 
che fare con l'altra parte del mondo, diciamo la 
gente "perbene", sono costrette a investirsi di 
questo ruolo di vittime. Poi una volta che escono 
dal medico, dalla vicina di casa, sono orgogliose di 
farlo e non cambierebbero mai. Credo che quello 
della prostituta vittima da salvare sia uno stereotipo 
da cancellare perche' moltissime non hanno nes- 
suna voglia di farsi salvare e sono felici cosi' come 
sono. Pero' e' anche vero che poi c'e' la situazione 
di emarginazione totale, di sfruttamento che e' 
quella data, per esempio, dalle tossicodipendenti. 

-PIA- In genere quando si parla di prostituzione si 
fa sempre un distinguo fra quella che si considera 
una prostituta professionista, perciò' quella che lo 
fa con consapevolezza, con metodo professionale, 
e quelle che invece sono le costrette, le obbligate a 
prostituirsi, in questo caso le tossicodipendenti. 
Una fascia di persone che probabilmente non 
sceglierebbero mai di farlo se non perche' hanno 
bisogno di soldi per comprarsi la droga. Noi per 
anni abbiamo sempre detto che innanzitutto biso- 
gna distinguere la differente professionalità' per- 
che' e’ chiaro che nel caso delle tossicodipendenti 
non c'e' una consapevolezza e una scelta di que- 
sto mestiere, quindi non lo si pratica in modo pro- 
fessionale. Purtroppo queste ragazze mettono a 
repentaglio la propria salute, perche' non riescono 
ad avere un potere contrattuale con i clienti, quindi 
non riescono a difendersi. Loro non si considerano 
prostitute ma tossicodipendenti che magari appena 
potranno vorranno uscire dalla droga ma soprat- 
tutto non faranno piu' marchette, questo e' il con- 
cetto. Abbiamo sempre sostenuto, in questo caso. 


21 



che la politica sulle droghe fatta in Italia non e' 
adeguata a frenare il fenomeno, anche l'ultima 
legge e' un disastro, quindi pensiamo che biso- 
gnerebbe andare verso un antiproibizionismo. 
Pensiamo che se queste donne (ma ci sono anche 
molti uomini che si prostituiscono) potessero avere 
la droga a prezzo farmaceutico probabilmente non 
sarebbero piu' sulla strada. Noi abbiamo fatto un 
calcolo, approssimativo, contandoci sulle strade 
delle varie citta' che le tossicodipendenti sono mi- 
nimo il 40% della prostituzione oggi visibile. 

D.- PERCHE' HAI DIVISO TRA PROSTITUZIONE 
VISIBILE E NON VISIBILE ? 

PIA.- La prostituzione e' un fenomeno vasto e va- 
riegato. L'invisibile sono le donne che lo fanno ogni 
tanto magari affidandosi alle case di appuntamenti, 
perdo' non le vedi, non sono riconoscibili per 
strada. Invisibile e' sicuramente la prostituzione dei 
night club dove le entreneuse sono spesso anche 
prostitute. Ci sono una serie di fenomeni che non 
saltano all'occhio come quelle che si vedono a 
battere la sera. Fra le tossicodipendenti la parte 
piu' grossa di loro lo fanno in giro per le strade, ma 
anche occasionalmente nei bar, dove capita per- 
che' l'uomo caccia ovunque, in qualunque mo- 
mento abbia voglia e vede una ragazza attraente. 
Ci prova. E quando non può' sedurla con il suo 
fascino prova con il denaro. In sostanza la prosti- 
tuzione si pratica ovunque, lo sono per una pre- 
venzione dell'entrata dei giovani nel mondo della 
droga e non solo ma anche di aiutare per far uscire 
chi ci sta dentro. Chiaramente dare la droga gra- 
tuita 0 a prezzo farmaceutico non significa ignorare 
il problema di chi vuole uscirne. 

D. - NEL LIBRO SCRIVI CHE E' POSSIBILE UNA 
SORTA DI AUTOGESTIONE DELLA PROSTITU- 
ZIONE. MOLTO SPESSO SI HA UNA VISIONE 
DELLE PROSTITUTE CHE HANNO UN UOMO 
CHE LE SFRUTTA O, COME PER LE IMMI- 
GRATE, DELLE ORGANIZZAZIONI VERE E 
PROPRIE PERO' TU RIVENDICAVI 
L'AUTOGESTIONE DEL VOSTRO LAVORO. CE' 
SPAZIO PER QUESTO O E' UN FENOMENO 
ISOLATO 7 

CARLA.- Quando hanno chiuso le case di tolle- 
ranza moltissime donne, che erano ancora in età' 
di lavorare e in quel momento non avevano nes- 
sun'altra possibilità' perche' erano schedate come 
prostitute, si sono riversate sulle strade e questo, 
ovviamente, da parte della malavita spicciola, e' 
sembrato un grosso business ed hanno cercato di 


intrufolarsi dentro controllando, gestendo questo 
mercato. Un po' alla volta le vecchie generazioni 
se ne sono andate (per sopravenuti limiti di età') e 
sono arrivate le nuove fino ad arrivare ad oggi che 
le prostitute normalmente, anche se sembra una 
cosa inventata, non hanno lo sfruttatore. Credo 
che il fatto dell'autogestione esiste già' da molti 
anni e che normalmente le prostitute , ed intendo 
donne consapevoli di quello che fanno, autonome, 
si gestiscono in prima persona il denaro, ad ecce- 
zione di fenomeni di grandissimo sfruttamento che 
e' rappresentato dalle immigrate. Forse il discorso 
dell'autogestione sul libro e' che io proponevo una 
soluzione che era innanzitutto di modificare la 
legge Merlin e dopo di lavorare in casa, in due o 
tre ragazze, ognuna autogestendosi il proprio 
guadagno. Con questo non e' che rivogliamo la 
riapertura delle case chiuse, nel modo piu' asso- 
luto, e non vogliamo neanche una gestione di 
mercato del sesso alla tedesca. Le donne sono 
tutte sulle strade non perche' amino il rischio, star 
fuori di notte col freddo. L'unica soluzione dopo la 
chiusura delle case, se volevano lavorare l'unica 
soluzione era la strada, perche' la Merlin fa divieto 
di lavorare in locali chiusi. Ecco perche' noi ci 
siamo costituite come comitato e una delle cose 
piu' importanti che si chiedeva era appunto di ar- 
rivare alla revisione della legge Merlin, non alla 
cancellazione perche' pensiamo che sia comunque 
una buona legge, che ci tuteli. 

D- a PUOI DESCRIVERE COS'E' LA LEGGE 
MERLIN, QUALI SONQ SECONDO TE I PUNTI 
NEGATIVI, POSITIVI ? 

CARLA. La parte piu' positiva delia legge Merlin e' 
che fa divieto di schedatura, le donne non possono 
piu' essere schedate ne sanitariamente ne dalla 
polizia. Poi ufficiosamente questo succede ancora, 
pero' non e' legale. La parte piu' fastidiosa della 
legge e' quella che criminalizza la figura della pro- 
stituta con il reato di adescamento. Il poliziotto che 
ti vede ferma sul viale a sua discrezione ti può' 
denunciare per adescamento, quando noi sap- 
piamo bene che sono gli uomini che arrivano con 
le macchine. E comunque se agli uomini e' con- 
cesso adescare per le donne deve essere una 
cosa paritaria. Questa parte deH'adescamento ab- 
biamo chiesto che venisse cancellata. 

D- MA E' QUELLA CHE SERVE Al PQLIZIOTTI 
PER PORTARVI DENTRO O CE NE SONO AL- 
TRE? 


22 



CARLA. Ci sono altri abusi ancora peggiori. Per 
esempio prima sono state applicate la legge di 
pubblica sicurezza sulle prostitute da tantissimi 
anni quando non era nata per questo, il vecchio 
codice Rocco, ecc. Col pretesto che eri social- 
mente pericolosa venivi portata dentro per una 
notte e le varie retate. Poi venivi rimandata al 
paese di origine con il foglio di via obbligatorio, ar- 
resto in caso di infrazione, venivi sottoposta a 
provvedimenti di restrizione come l'art.t { ritiro 
della patente, pericolosita' sociale) con limitazione 
di movimento. Abbiamo chiesto che tutto questo 
venisse tolto e venisse cancellata la prima parte 
della legge Merlin che dice che non si può' lavorare 
in luoghi chiusi quindi non nella propria casa o in 
luogo scelto. 

PIA. Chiediamo che la legge rimanga pero' venga 
modificata in questo senso: si tolga la parte che 
dice che sul territorio italiano e' proibita la casa di 
prostituzione, comunque rimanga proibito aprire 
bordelli, che cada il reato di adescamento e di fa- 
voreggiamento, che e' un altro di quei reati che 
penalizza le prostitute. Le prostitute in questa ma- 
niera sono costrette a lavorare sole quindi esposte 
alia violenza, derubate, uccise. Pensiamo che con 
una riforma della legge, eliminando l'adescamento 
e il reato di favoreggiamento le prostitute potreb- 
bero autogestirsi, lavorare in due o tre nel loro 
appartamento. Di fatto sarebbe una liberalizza- 
zione della prostituzione. La formuletta che vieta di 
prostituirsi in luoghi chiusi ti impedisce di toglierti 
dalla strada, di darsi un luogo sicuro dove lavorare. 

D- QUI A PADOVA E' SUCCESSO UN CASINO 
TRA PROSTITUTE IMMIGRATE E TRANSSES- 
SUALI SU UN DISCORSO ABBASTANZA RAZZI- 
STA E CIOÈ' CHE LE IMMIGRATE ROVINAVANO 
IL MERCATO. 

CARLA. Dei TRANSSESSUALI avevano organiz- 
zato una fiaccolata di protesta dicendo "Cacciamo 
le nere" e un piccolo dibattito pomeridiano. Noi 
siamo intervenute naturalmente schierandoci da 
parte delle nere. Si dice che sono sporche, am- 
malate, si svendono a poca lira, che sono sfruttate, 
che alle spalle hanno la malavita. Tutte queste 
cose sono dei pretesti sia per razzismo ma so- 
prattutto di competizione economica, commerciale, 
lo dico: le nostre trans come le nostre prostitute 
per anni hanno lavorato guadagnando bei soldi 
perciò' dovrebbero lasciare spazio perche' gua- 
dagnino anche le altre. Ma a parte questo non e' 
assolutamente vero che sono tutte ammalate, che 
non usano i preservativi, che siano tutte comple- 


tamente sfruttate. A monte di questo problema c'e' 
il cliente. Per esempio quando viene da me, ho 
tutta la possibilità' di contrattare quanto voglio e 
come farlo, le immigrate questa possibilità' non ce 
l'hanno perche' ovviamente hanno bisogno di 
guadagnare, sono spesso clandestine perdo' de- 
vono trovare soldi come possono ed e' il cliente 
che propone la prestazione senza il preservativo e 
le costringe ad accettare, magari offrendo piu' 
denaro o dicendo “0 cosi' o niente".. Chiaro che in 
questa condizione sono costrette ad accettare i 
ricatti e le proposte peggiori dei clienti. Quindi qui 
da accusare non e' la prostituta immigrata, e' il 
cliente. 

D- QUI A PADOVA LE IMMIGRATE SONO PEN- 
DOLARI, ARRIVANO COL TRENO LA SERA POI 
LA MATTINA RIPARTONO. C'E' COMUNQUE 
UNA FORMA DI ORGANIZZAZIONE. 

CARLA. E' vero che c'e' un organizzazione ma non 
e' quella che noi pensiamo. E' vero che arrivano e 
che qualcuno le aiuta a venire. Ma bisogna andare 
a monte. Nel loro paese c'e' sicuramente 
un'agenzia di viaggi o una persona piu' ricca di loro 
che le aiuta dandole i soldi del biglietto e un mi- 
nimo di denaro per sostenersi qui i primi mesi 
dall'arrivo. La prima tangente grossa la pagano 
all'Ambasciata italiana dove vanno a chiedere il 
visto. Sanno benissimo che queste donne po- 
trebbero andare via e non pagare pero' sanno 
anche che lasciano li' tutta la sua famiglia, quindi 
verranno in Europa e dovranno lavorare finche' 
avranno pagato tutto il debito. Una volta pagato il 
piu' delle volte sono libere. Succedono anche cose 
tremende. Ci sono i controllori che tengono 
d'occhio tutto il pagamento e molte volte costrin- 
gono le immigrate a stare con loro. O non sono 
troppo forti 0 non sono riuscite ad accumulare 
denaro per tornare al loro paese e vengono prese 
(non tutte) e gestite da nord africani. Le portano via 
il passaporto e le obbligano a prostituirsi. E' molto 
difficile avvicinarle, hanno molta paura perche' vi- 
vono in clandestinità'. Il primo impatto che hanno in 
Italia e' con la polizia, ma se invece di avere a che 
fare con loro, ignoranti, arroganti, trovassero delle 
donne con qui possono comunicare e che venis- 
sero istruite di quelli che sono i loro diritti, perche' 
devono averli e non possono essere trattate come 
cani randagi, questo le aiuterebbe un po' a liberarsi 
dallo sfruttamento, un po' a integrarsi perche' non 
tutte vogliono fare le prostitute, arrivano anche col 
miraggio di un altro lavoro, che non troveranno mai 
perche' vivono in totale clandestinità'. 


23 



D- PARLIAMO DI SALUTE. LORO PENSANO AD 
USARE IL PRESERVATIVO. 

CARLA. In Italia non e' mai stata fatta un indagine 
pidemiologica su un numero di immigrate dedite 
alla prostituzione su cui si basano dei dati con cui 
affermare che loro sono piu' ammalate di noi. 
Sappiamo che in Africa, soprattutto nel centro, 
l'aids e' molto diffuso, pero' non e' detto che le 
persone che arrivano qui siano per forza infette. 
Noi riteniamo che se una prostituta e' sieropositiva 
non c'e'ragione di impedire che si prostituisca im 
modo igienico e senza contagiare altra gente. 
L'uso del preservativo e' la garanzia per il cliente 
sia con la prostituta italiana, sia con l'immigrata, sia 
con una sconosciuta qualunque. Anche le donne 
che non si pagano possono essere a rischio, cosi' 
come gli uomini. Il problema della salute perdo' e' 
facilmente risolvibile. Sappiamo che hanno gli 
stessi preservativi che usiamo noi, a buon mercato 
che si comprano in grandi quantità', non in farma- 
cia. Quindi una prostituta che usa questa marca 
vuol dire che ha già' dei canali dove li compra 
all'ingrosso ed esiste una consuetudine di acqui- 
sto. Il problema e' il cliente. 

D- L'AIDS COME HA MODIFICATO LA VOSTRA 
VITA? 

CARLA. Noi stiamo lavorando ad un indagine, fi- 
nanziata dall'Istituto superiore della Sanità' per 
indagare le abitudini sessuali delle prostitute e dei 
loro clienti. Comunque abbiamo scoperto l'acqua 
calda e cioè' che nelle prostitute professioniste 
l'uso del preservativo e' quasi nella totalità' asso- 
luta, invece le tossicodipendenti lo usano meno, a 
causa del disperato bisogno di denaro accettano 
anche di non usarlo. Le prostitute sono donne 
come tutte le altre ed hanno problemi ad imporre 
l'uso del preservativo nei rapporti personali, qui la 
percentuale e' bassa come nel resto della popola- 
zione femminile. Ce' una difficolta' ad individuare 
nel partner col quale hai un legame affettivo una 
fonte di pericolo, oppure c'e' difficolta' ad imporlo 
come prevenzione perche' e' male accettato 
dall'uomo oppure perche' viene usato durante il 
lavoro non si vuole usarlo anche durante la vita 
privata. 

D- QUAL! SONO GLI STATI IN CUI LE ORGA- 
NIZZAZIONI DELLE PROSTITUTE SONO FORTI? 
L'ITALIA A CHE PUNTO E'? 

PIA. In Europa ci sono ORGANIZZAZIONI di pro- 
stitute che sono piu' forte dei nostri, tipo la Ger- 


mania e Olanda in cui hanno avuto grossi sowen- 
zionamenti dallo stato. In Italia non e' mai suc- 
cesso quindi quando non si ha denaro e' molto piu' 
difficile fare le cose. Anche in Francia esistono 
organizzazioni ma non sono finanziate. I paesi 
come Francia, Spagna, Italia hanno leggi molto si- 
mili, la prostituzione e' tollerata. In Francia invece 
di dare fogli di via fanno pagare ammende per 
uscire dal carcere. Tutto il nord Europa ha la ten- 
denza piu' a regolamentare la prostituzione. Le 
donne hanno una mentalità' molto piu' professio- 
nale, vogliono essere riconosciute come profes- 
sioniste a tutti gli effetti e dove questo ancora non 
avviene c'e' una lotta. Ci sono due forti schiera- 
menti per la liberalizzazione e la regolamentazione 
della prostituzione. 

CARLA. Credo che le due posizioni sono nette nel 
senso che politici e stato dicono "dal momento che 
questo fenomeno esiste e' meglio regolamentarlo" 
pur di non lasciarlo libero. Noi prostitute pensiamo 
invece che si tratti di un rapporto molto piu' inter- 
personale e quindi che non si possa regolamentare 
con dei codici o delle regole, che si tratti di un la- 
voro incontrollabile in questo senso, che ogni 
donna dal momento che lo fa decide come farlo, le 
prestazioni, il prezzo, perche' nessuno può' deci- 
dere a quanto devo vendermi. Noi italiane siamo 
sul secondo, evidentemente. Il fatto di non avere 
nessun sostegno economico e' il meno. E' che non 
abbiamo avuto nessun riconoscimento a livello po- 
litico, non solo istituzionale ma anche di altri gruppi 
che lavorano politicamente e non si sono mai voluti 
confrontare con noi. Intendo i movimenti delle 
femministe e tutta quell'area che fa politica da anni 
e si spera in modo pulito, non corrotto, che hanno 
avuto sempre molta paura di confondersi con noi e 
di venire identificati come attivisti del nostro 
gruppo. Questa e' stata la cosa piu' difficile. 



24 


29 File : RAFLAST.ZIP 


L'ULTIMA LETTERA DELLA RAF. 

A TUTTI QUELU CHE STANNO CERCANDO 
COME POSSA ESSERE CONCRETAMENTE 
ORGANIZZATA E RAGGIUNTA UNA VITA 
UMANA, QUI ED IN TUTTO IL MONDO. 

Questo è quello che stiamo cercando anche 
noi. 

Ci sono migliaia di problemi sul tavolo che chie- 
dono una soluzione, se questi problemi non ver- 
ranno presto affrontati e risolti porteranno l'umanità 
alla catastrofe. Essi traggono la loro origine dal 
principio capitalistico per cui solo il profitto ed il 
potere hanno un valore e la gente e la natura gli 
sono sottomessi. 

Noi, la RAF, fin dal 1989 abbiamo cominciato una 
riflessione ed una discussione sempre più intensa 
sull'esperienza nostra e di coloro che nella Ger- 
mania federale hanno una storia di resistenza; 
concludendo che per tutti non è possibile andare 
avanti così come è stato fatto fino ad ora. 

Siamo giunti alla conclusione che il problema è ri- 
definire una politica che sia in grado oggi di rag- 
giungere cambiamenti reali per la vita degli uomini 
e - nel lungo periodo - sottragga il monopolio deHa 
realtà ai governanti. 

Con questa intenzione è necessario rivedere la 
propria storia e tutta quella della resistenza, per ri- 
flettere su quanto di sbagliato abbiamo fatto, sulle 
esperienze importanti nostre o di altri, sul signifi- 
cato che queste possono avere per il futuro. 



Il punto di partenza era: 

1 - Il fatto che noi tutti ci trovavamo di fronte ad 
una situazione completamente cambiata nei rap- 
porti di forza mondiali - disintegrazione del sistema 
degli stati socialisti, fine della guerra fredda. 

Ci siamo resi conto che l'idea di creare uno sfon- 
damento per la liberazione attraverso la lotta in- 
temazionale è fallita. 

Le lotte di liberazione sono state complessiva- 
mente troppo deboli per vincere il comando di 
guerra imperialista su tutti i piani su cui si era 
esteso. 

Il crollo degli stati socialisti che è stato il risultato 
delle loro irrisolte contraddizioni interne, ha avuto 
effetti catastrofici per milioni di uomini in tutto il 
mondo e per tutti coloro che nel mondo lottano per 
la liberazione. 

Ma in questo modo è diventata ancora più chiara a 
tutti la necessità che le lotte di liberazione possono 
sviluppare le loro condizioni autentiche e gli scopi 
solo attraverso la coscienza dei popoli della propria 
storia specifica. Solo così può crescere una nuova 
forza internazionale. 

Questo è stato discusso da molti compagni del 
Terzo Mondo che hanno trovato e stabilito qui gli 
inizi di una nuova politica, che seguiremo anche 
noi qui. E' in questo che siamo legati a loro. 

2 - Ci siamo confrontati con il fatto che, il modo in 
cui abbiamo fatto politica negli anni prima dei 
1989, ci ha reso politicamente più deboli anziché 
più forti. Per ragioni diverse qui non abbiamo più 
sviluppato potere di attrazione per la gente, ciò che 
rende possibile l'azione generale. 

Riconosciamo come errore centrale quello di es- 
serci relazionati troppo poco con gli altri che anche 
qui erano insorti e proprio per niente verso quelli 
che ancora non lo erano. 

E' divenuto chiaro per noi che dobbiamo cercare la 
gente e non possiamo andare avanti come prima, 
quando noi, come guerriglia, prendevamo tutte le 
decisioni e gli altri si orientavano su di noi. Ab- 
biamo, a dire il vero, spesso affermato diversa- 
mente, ma la realtà era questa. 

Abbiamo ridotto fortemente la nostra polìtica ad 
attacchi contro le strategie imperialiste ed è man- 
cata la ricerca di scopi positivi ed immediati, e di 
conseguenza del modo in cui, qui ed ora, possa 
cominciare ad esìstere una alternativa sociale. 

Che qui ciò sia possibile, che iniziare qualcosa in 
questo modo funziona, ce lo hanno dimostrato le 
esperienze che altri hanno fatto. Ma le nostre rela- 


25 




zioni con quelle persone che erano vicino a noi 
erano determinate dal proposito di passare 
all'offensiva. In questa determinazione pertanto 
non c'era per essi nessuno spazio per sviluppare e 
per vivere i loro valori sociali nella vita quotidiana 
insieme a molti altri. 

Solo così saremmo potuti arrivare insieme ad una 
politica che poteva mostrare a più gente, anche 
quelli che vivono al di fuori delle scene-ghetto, che 
la freddezza e l'impotenza neH'imperialismo non 
sono un destino come lo è la violenza della natura, 
ma piuttosto finiscono dove la gente realizza i 
propri bisogni e la propria solidarietà e comincia 
qui ed adesso a vivere in questo modo. 

Abbiamo tratto da ciò le conseguenze e per due 
anni cercato un processo parallelo di nuova deter- 
minazione ed intervento pratico. 

Pensavamo di poter creare, partendo da noi, un 
nuovo rapporto attraverso il modo in cui determi- 
niamo la nostra azione e in cui parliamo, e così 
rendere possibili le premesse necessarie per una 
discussione comune, e da ciò una prospettiva co- 
mune insieme a più soggetti e gruppi. 

E' stato un errore non aver comunicato, nelle di- 
chiarazioni e nelle lettere, il nostro processo in 
modo continuativo, ma solo parzialmente come 
risultato delle nostre discussioni. Questo è solo 
l'inizio e presto parleremo di tutto in modo più ap- 
profondito. 

Dopo questi due anni abbiamo capito che ciò non 
era abbastanza, che così non potevamo aprire lo 
spazio per quello che consideriamo più importante 
ora e nel prossimo futuro: la discussione comune 
da tanto tempo necessaria e la costruzione di le- 
gami fra gruppi e soggetti differenti, qui dove essi 
vivono, partendo dal quotidiano delle persone in 
questa società che spinge molti nella necessità di 
prendere in mano la propria situazione e di cercare 
una soluzione insieme ad altri. 

Riteniamo che questo passaggio possa divenire la 
base di un potere, che noi chiamiamo contropotere 
dal basso e che ancora non esiste in questi ter- 
mini. 

Finché non sarà tangibile e disponibile un' alterna- 
tiva sociale alia distruzione e alla disperazione 
aH'interno del sistema, il numero di quanti riman- 
gono emarginati, soli, senza prospettive, di quanti 
muoiono per droga o sono spinti al suicidio cre- 
scerà. E sempre più gente seguirà i fascisti. 


Alla luce delle nostre esperienze e delle discus- 
sioni con i compagni su tutti questi punti ora siamo 
sicuri che la guerriglia non può essere al centro di 
questo processo di sviluppo e di collegamento. 
Azioni dirette contro le vite delle autorità dello stato 
e dell'economia non possono favorire il processo 
necessario, perché esse aggravano la situazione 
generale per tutto ciò che sta nascendo e per tutti 
coloro che sono alla ricerca. 

La qualità di questi attacchi presuppone la chia- 
rezza di quali cambiamenti essi possono concre- 
tamente avviare. 

Ora, in un periodo in cui si tratta per tutti di ritro- 
varsi su nuove basi, questa chiarezza è impossi- 
bile. 

Così capiamo anche se qualcuno ci dice che con 
tali azioni prefiguriamo il risultato. 


ABBIAMO DECISO DI RITIRARCI 
DALL'ESCALATION, IL CHE SIGNIFICA CHE 
SOSPENDEREMO GLI ATTENTATI CONTRO I 
PRINCIPALI RAPPRESENTANTI 

DELL'ECONOMIA E DELLO STATO, PER IL 
PROCESSO ADESSO NECESSARIO. 

Questo processo di discussione e costruzione di 
contropotere dal basso include come parte asso- 
lutamente essenziale la lotta per la libertà dei pri- 
gionieri politici. 

Dopo 20 anni di stato di emergenza contro i pri- 
gionieri, torture ed annientamento si tratta ora ot- 
tenere il loro diritto alla vita, ottenere la loro libertà 
lottando. 

Il ministro della giustizia, Kinkel, con la sua dichia- 
razione di gennaio di liberare alcuni dei prigionieri 
“non idonei" alla detenzione (ndt: malati, ecc..) o 
che sono detenuti da lungo tempo, ha reso pub- 
blico, per la prima volta, da parte dello stato che ci 
sono frazioni nell'apparato che hanno compreso 
che la resistenza e le contraddizioni sociali non si 
devono combattere con mezzi poliziesco-militari. 
Da 20 anni hanno puntato sull'annientamento dei 
prigionieri. 

L'annuncio di Kinkel ha posto in questione se lo 
stato sia pronto a rinunciare alla sua strategia di 
annientamento, che trova dall'altra parte chiunque 
stia lottando per una vita autodeterminata, chi non 
è capitolato di fronte al potere dei soldi, chi con- 
verte e formula i propri interessi e scopi contraria- 
mente agli interessi del profitto. 





Dunque se lo stato ammette lo spazio per soluzioni 
politiche (se ci sono settori rappresentativi 
dell'economia che mettono il governo sotto pres- 
sione, non può essere che bene) vogliamo avere la 
visione esatta delia serietà dell'iniziativa di Kìnkel. 
Fino ad adesso non c'è stato molto da vedere se 
non il fatto che Claudia Wannersdorfer è uscita 
solo qualche mese prima di quando avrebbe do- 
vuto comunque essere rilasciata. Gli altri "non 
idonei" alla detenzione, Guenter Sonneberg, Bernd 
Roesner, Isabel Jacob, Ali Jasen sono ancora de- 
tenuti. E Irmgard Moeiler dopo 20 anni è ancora in 
carcere. Quanto alle condizioni di detenzione fino 
ad oggi non è migliorato niente. 

I 2/3 delle udienze di Nobert Hofmeier, Baerbel 
Perau e Thomes Thoene ricordavano 
l'inquisizione. Angelika Goder nonostante la sua 
malattia è stata minacciata di essere mandata in 
carcere. 

Nella notificazione dei nuovi processi contro i pri- 
gionieri, dai documenti delle dichiarazioni del teste 
principale viene espresso ancora il bisogno di 
vendetta dello stato ed il suo scopo di murare in 
eterno i prigionieri nel carcere. 

Sul quotidiano Welt, con riferimento al ministro 
delia giustizia di Stoccarda, viene espressa 
l'immutata volontà di annientamento; se ci atte- 
nesse a loro, si potrebbe pensare alla liberazione 
dì Guenter, che è ritenuto da ben 15 anni 
"inidoneo" al carcere, solo nel momento in cui egli 
si sottomettesse passivamente alle angherie re- 
pressive del carcere. Guenter viene definito 
"prigioniero renitente" poiché è solidale ed ha an- 
cora a che fare con i suoi amici. 

Così aizzano contro la sua liberazione. 

Tutto questo contraddice pesantemente il fatto che 
da parte dello stato si intenda veramente iniziare a 
intraprendere un'altra condotta. 



I DETENUTI "INIDONEI" AL CARCERE E CO- 
LORO CHE SONO DETENUTI DA PIU* TEMPO, 
DEVONO USCIRE SUBITO E TUTTI GU ALTRI, 
FIN DAL LORO RILASCIO, DEVONO ESSERE 
RIUNITI ! 

Sarà un'importante stazione dì scambio, se qual- 
cosa si muove nei prossimi tempi in questa dire- 
zione; da qui ognuno potrà capire in quale dire- 
zione si deve muovere il treno; se si affermerà la 
fazione dell'estabilishment che riconosce che si 
deve iniziare a fare delle concessioni per soluzioni 
politiche, 0 se si affermeranno i forcaioli e i man- 
gìaferro.. 

Ciò si capirà non solo dal comportamento dello 
stato rispetto ai detenuti politici. Ci sono anche altri 
punti nodali in cui lo scambio dei binari diventa di- 
rettamente visibile. Là dove le lotte sono già così 
avanzate che hanno ottenuto degli spazi sì capirà 
molto velocemente quanto essi ammettano solu- 
zioni politiche o quanto montino sul piede di 
guerra. 

Per esempio se, dopo 10 anni di lotte, intendano 
ancora contrastare il diritto all'esistenza dell’ Ha- 
fenstrasse. 

Ma sul lungo periodo si tratta di molto di più; 

- Ci sono lotte dei detenuti sociali contro la deten- 
zione speciale e contro le condizioni inumane nelle 
carceri. Non deve più succedere che i detenuti po- 
litici inizino la strade dell'annientamento e poi altri 
dopo di loro la proseguano. 

Tutti i bracci di isolamento devono essere chiusi ! 

- Ci sono lotte per i centri, gli spazi abitativi e di 
vita portati avanti da molti che oggi qui non li 
hanno. 

- Vedremo fino a che punto gente dell'ex RTD do- 
vrà ancora essere costretta dalle procedure 
d'urgenza al ruolo di oggetti alienati nel sistema 
capitalistico o se potrà conquistare lo spazio per 
autodeterminare lo sviluppo. 

- E' una questione importante quanto ancora lo 

stato possa aizzare il razzismo contro i profughi e 
trattarli come “Untermenschen" (sub-umani), per 
scaricare le proprie responsabilità e quelle 
deH'economìa della disoccupazione, 

dell'emergenza casa, della miseria ecc. E quanto 
possa rispedire questa gente nella miseria che co- 
stantemente contribuisce a produrre. 

- E'da tempo realtà che la polizia protegge i fasci- 
sti e aggredisce gli antifascisti e che perseguita 
fino alia morte i dimostranti come ad esempio 
Conny Wissmann, a cui spararono, tortura i rifugiati 
con gli elettroshock ecc. 


27 








- La domanda è se ì soldati tedeschi marceranno 
nuovamente contro altri popoli e per quanto ancora 
possano i regimi fascisti massacrare le popolazioni 
con armi e finanziamenti che provengono da qui. 

Come verranno sviluppate le lotte nella società ri- 
spetto a questi punti, che chiaramente non sono 
completi, sarà decisivo per lo spazio politico per le 
soluzioni che si riuscirà ad ottenere. 

Siccome non vorranno cedere su nessun punto, le 
lotte e la pressione sociale saranno sempre ne- 
cessarie per le nostre rivendicazioni. 

Da parte nostra, con il ritiro dall'escalation del con- 
fronto abbiamo fatto un grosso passo per aprire 
questo spazio politico. 

Adesso viene chiesto alla controparte dello stato 
come intenda comportarsi. 

E siccome oggi ancora nessuno lo sa, vogliamo 
proteggere il processo della discussione e 
dell'organizzazione. 

Se vorranno appiattire coloro che prendono in 
mano questo processo con i loro mezzi di repres- 
sione ed annientamento, dunque se si vorranno 
ristabilire sul piede di guerra allora per noi sarà fi- 
nita la fase di ritirata dall'escalation; non resteremo 
passivi a guardare. 

Se loro non ci lasciano vivere, cioè non lasciano 
vivere tutti coloro che lottano per una società 
umana, allora devono sapere che neanche le loro 
elites possono vivere. 

Anche se non è nel nostro interesse: alla guerra si 
può rispondere solo con la guerra. 

Rote Armee Fraktlon 

10/4/1992 


ndt: esiste un' errata-corrige deila RAF che non ci 
è ancora pervenuta per cui non sappiamo dove sia 
collocata nel testo. 


Stoccarda 15 maggio 1992 

Dopo 1 5 anni di carcere è stato rilasciato Guenter 
Sonnenberg dal carcere di Bruchsal, che era stato 
condannato all'ergastolo. La sua pericolosità non è 
giudicata "completamente superata" ma "il rischio 
ancora attuale" appare come sopportabile". . 
Nell'aprile '78 Sonnenberg fu condannato 
all'ergastolo per aver tentato l'assassinio di due 
poliziotti con Verena Becker nel maggio ‘77. Du- 
rante il suo arresto al confine tedesco-svizzero era 
rimasto ferito riportando gravi conseguenze per il 
resto della sua vita. Colpito alla testa, riportò come 
conseguenze permanenti attacchi epilettici e di- 
sturbi del pensiero e della concentrazione così che 
gli appartenenti e simpatizzanti della Raf hanno 
sempre chiesto il suo rilascio. 
da “Frankfurter Rundschau'' 16-5-92 




28 




30 File : CONFLICT.DOC 


TRANSMANIACI CONTRO IL DOMINIO 

...L'andamento della modernità' e' In tutto e per 
tutto quello di un'intossicazione. Dobbiamo au- 
mentare la dose - o cambiare veleno. " 

Paul Valéry, 1934 

Abbiamo cercato di spiegare cos'e' l'interzona. 
Abbiamo individuato l'irrompere neli'interzona 
come momento strategicamente centrale per ela- 
borare un progetto di liberazione, di riscatto dei 
destini collettivi dall'orrore dell'utopia-capitale ( la 
normazione all'ultimo sangue dei comportamenti, 
l'intransigente ipostatizzazione - no other future - 
dei rapporti di dominio basati sul lavoro ). Ma come 
muoversi neli'interzona? Come sperimentare 
l'irrecuperabilita', come allargare fratture irrifun- 
zionalizzabili, come costruire codici di sovversione 
che gli scienziati sociali non riescano a decrittare? 


HELL AIN'T A BAD PLACE TO BE 

1. Occorre cercare la risposta esplorando la co- 
siddetta "produzione culturale" nella misura in cui 
ci apre "squarci" sul futuro prossimo; dobbiamo 
guardarci intorno nei frequenti attimi di ILLUMINA- 
ZIONE DELL'ABISSO che caratterizzano certa fic- 
tion esagerata, stravolta , contorta, iperdelica, ma- 
lata. Non perche' (come credono alcuni critici fi- 
ghetti e "alternativi" della domenica) nello splat- 
terpunk, nel cinema trash-gore, nella musica 
Grindcore o Death-metal, nella fantascienza ne- 
gativa, nei manga giapponesi etc. - insomma in 
ciò' che nel moderno si definiva "sottoproduzione" 
- si possa rinvenire un valore politico-sociale ana- 
lizzando i contenuti veicolati; il punto e' un altro: il 
sapere-lavoro viene riprodotto in questo inferno 
chiamato “multimedialità"' , e i prodotti spinti dalle 
correnti laviche piu' sotterranee, pur circolando in 
forma di merci, presentano all'analisi elementi 
come l'estremismo formale, l'eccesso, il riciclaggio 
degli scarti della cultura mainstream, che durante 
la loro fruizione possono generare SFASATURE e 
ANOMALIE COMPORTAMENTALI ponendo pro- 
blemi di indisciplina sociale non immediatamente 
risolubili. Quelle che con linguaggio tronfiamente 
sociologico vengono chiamate “subculture giova- 
nili" hanno da sempre costretto media e istituzioni 
al recupero e/o alla repressione, risposte che non 
si sono mai verificate in maniera indolore e che 


sempre hanno finito per riprodurre nuovi scarti e 
conflitti. Non può' essere un caso se oggi il sog- 
getto giovanile "politicizzato" e conflittuale si au- 
todescrive ricorrendo solo di striscio alla posizione 
che occupa nel processo di produzione ( disoc- 
cupato, operaio, lavoratore precario, studente) 
mentre tende a parlare della propria collocazione 
nel ciclo della merce culturale, cioè' della musica 
che ascolta o suona, dei fumetti che legge o di- 
segna etc. perche' e' in quelle cose che riproduce il 
proprio modo di essere incazzato e diffonde con 
l'esempio l'autonomia sociale. L'inferno non e' poi 
un brutto posto in cui stare, se in questo inferno i 
soggetti conflittuali possono ritrovare la propria 
smarrita ontologia. 

(incompleto) (...in cui stare per poi eromperne fu- 
riosamente: "Nessuno ha mai scritto o dipinto, 
scolpito, modellato, costruito, inventato, se non, di 
fatto, per uscire dall'inferno'', Antonio Artaud, "Van 
Gogh le suicidò de la societè") 

2. Muoversi neli'interzona da provocatori profes- 
sionisti, essere transmaniaci. Possiamo trovare 
questo suggerimento in un romanzo di John Shir- 
ley, "Transmaniacon" ( non esiste un'edizione ita- 
liana decente, bisogna accontentarsi della solita 
traduzione Urania Mondadori, 1979). Il protagoni- 
sta Ben Rackey esercita la professione di 
"provocatore" a pagamento, sabotatore della litur- 
gia dello spettacolo. Interviene a parties, cerimonie 
e comizi diffondendo voci incontrollabili, dirottando 
e distorcendo la comunicazione, creando situazioni 
di invidia, irritazione reciproca, impermalimento, 
finche' non ne nascono risse o tumulti. Ciò' serve 
da diversivo per coprire l'azione compiuta dai 
committenti della "situazione" ( azione che può' 
essere un furto, un omicidio, un sabotaggio etc.). 
Tutta la vicenda del libro ruota sulla lotta per il 
possesso del Transmaniacon, un congegno che, 
innestato nel petto a poca distanza dal cuore, am- 
plifica a dismisura l'effetto della provocazione 
emanando odio e trasformando in massacro ogni 
momento di aggregazione collettiva. 

Dovremmo imparare a detoumare le emozioni, in- 
tervenire sugli equilibri precari tra negazione radi- 
cale e recupero per FORZARE L'INTERZONA dif- 
fondendo menzogne e deformando l'immagine so- 
ciale. Essere transmaniaci , deviare il corso del 
conflitto verso la sua rifunzionalizzazione ideolo- 
gico-mercantile. 

[ Corso che abbiamo finito per credere quasi 
"naturale": le pur giustificate geremiadi contro gli 
ex-compagni "venduti" testimoniano la nostra in- 
capacita' di preservarci dall'essere reinglobati, di- 
fetto cui si cerca di supplire con l'irrigidimento etico 


29 



( che spesso diventa pregiudizio settario nei con- 
fronti di qualsiasi cosa esca dagli schemi ideologici 
dati)] 

3. “Interveniamo sugli equilibri precari" anche e 
soprattutto nel minimum della quotidianità', tra- 
smettiamo tensione & negative vibrations nei pre- 
cisi luoghi e momenti in cui il nemico ha bisogno di 
stabilita' e pace sociale: trasformare in tumulto 
l’altrimenti pacifico affluire del pubblico ad un 
concerto, aizzare la gente che poga contro il servi- 
zio d'ordine che impedisce di fare lo stage-diving, 
deviare e far degenerare con una sola frase detta 
a mezza voce l'oziosa discussione di un capan- 
nello di "cittadini" e “lavoratori" in Piazza Maggiore, 
queste cose hanno oggi un valore “politico" non 
registrabile dagli indicatori teorici tradizionali. 

[ "In quasi tutti gli avvenimenti della vita, un'anima 
generosa vede la possibilità' di un'azione di cui 
l'anima comune non ha neppure l'idea. Nell'istante 
stesso in cui la possibilità' di questa azione diviene 
visibile all'anima generosa, e' suo interesse farla", 
Stendhal, "De l'amour"] 

4. Nel movimento, alcuni osservatori crédono che 
l'ordine capitalistico sia basato sul "caos sociale", e 
che adoperarsi per prosperare sul caos equivalga 
ne' piu' ne' meno a fare il gioco dei padroni. E' tutta 
la vecchia impalcatura categoriale del marxismo 
engelsiano e positivistico che cerca di rimettersi in 
gioco: in questa visione, il capitale sopravvive per 
miracolo (grazie agli artifici della politica) alla pro- 
pria irrazionalita' e aH'"anarchia'' della sua produ- 
zione; il marxismo e' "scienza e ordine", e la rivo- 
luzione e' solo un putsch piu' partecipato. 

In realta' solo procedendo OLTRE l'impressione 
immediata (il traffico cittadino, la burocrazia im- 
percorribile, la "delinquenza", etc.) scopriamo che il 
potere spettacolare ha terrore del "caos". Quando 
simula il disordine, lo fa solo per rifondare l'ordine. 
Cito da un vecchio fumetto negazionista: "La so- 
cietà' deve essere si' reificata ma non troppo, 
l'eccessiva reificazione sociale porterebbe il capi- 
tale ad una pericolosa stasi. In genere questo pro- 
blema e' stato risolto politicamente, aprendo a si- 
nistra quel tanto che bastava per rimettere in mo- 
vimento la società' ( salvo poi riportare la situa- 
zione drasticamente a destra dove il movimento si 
accelerava...) o e' stato risolto economicamente 
con periodi di espansione e periodi di crisi del pro- 
fitto. Ma per l'attuaie fase storica tutto ciò' non ba- 
sta. Questa nostra "PALLA ANTIREIFICAZIQNE" 
agisce nei casi piu' critici, distrugge i totalmente 
alienati, inietta nelle masse quel minimo di choc 


controllato che le reinserisce attivamente nella 
prduttivita'" (Puzz, Manuale del piccolo provoca- 
tore, Ed. Qttaviano, Milano 1976). La contraddi- 
zione senza superamento tra questa necessita' 
"creativa" del capitale e la sua utopia del "comando 
puro" costringe i padroni alla schizofrenia e stampa 
sulla loro faccia quel ghigno mostruoso che siamo 
abituati a vedere alla TV e sui rotocalchi. 

5. Non era sufficiente che i Deviants cantassero 
"Let's Loot The Supermarket": dovevano farlo con 
un inaudito fragore elettrico, accentuando il loro 
dissesto estetico-igienico di hard freaks con un 
baobab al posto della capigliatura e chissà' quali 
sostanze tra i neuroni e nei vasi sanguigni. E so- 
prattutto, dovevano farlo con la coscienza di es- 
sere un anello della catena underground interna- 
zionale. 

Non e' sufficiente che i Public Enemy scandiscano 
"Party for your right to fight": devono farlo come 
rappresentanti della coscienza sociale del ghetto, 
usando come base un'esposizione di tutta 
l'immondizia acustica della metropoli e accen- 
tuando la non-esclusivita' di quella pratica ( 
chiunque può' rappare, non occorre alcun sapere 
specialistico ) 

[ nell'economia del ragionamento non importa che 
a me l'Hip-Hop risulti nauseabondo e inascoltabile 
] 

Il contenuto e' subordinato al codice, ed li codice 
alia rete. Spieghiamoci con una terminofraseologia 
ormai decrepita: Le sottoculture "alternative" non 
sono importanti per ciò' che comunicano, ma per 
CQME comunicano, per gli effetti che creano rim- 
balzando nella rete multimediale. Per come creano 
interzone. Su questo bisogna intervenire, FQR- 
ZARE L'INTERZQNA e scagliarne il contenuto 
contro il regime della noia. 


L'ATTACCQ AL REGIME DELLA NOIA 

1. Anziché' vedere nella tirannia del videodrome e 
nella proletarizzazione del mondo soltanto 
l'incedere di un invincibile moloch, occorre cercare 
con tutti i nostri sensi le crepe attraverso cui infil- 
trare nuovi desideri radicali. "Dove quasi tutti sono 
proletari, quasi tutti sono potenziali rivoluzionari"; 
con proletarizzazione non si intende qui povertà' 
materiale, ma spossessamento della natura co- 
municativa e svilimento dell'esperienza. Gli odierni 
proletarizzati devono fuggire il torpore per diven- 
tare costruttori di ogni istante della loro vita. Boi- 
cottiamo i viaggi organizzati e le banali avventure 
del quotidiano. Contro le ''realta' virtuali" del co- 


30 



mando, contro il simstim di un dominio 
“sopportabile”, lasciamo insorgere il corpo. 

Dalla crepa nel quotidiano irrompa la luce 
dell'insubordinazione. Il desiderio radicale e' cor- 
poreità' insurrezionale, l'estasi contro lo spettacolo, 
l'attacco al regime della noia. 

2. Lo slogan sessantottesco "Abbasso un mondo 
dove la certezza che non moriremo di fame e' stata 
pagata con la garanzia che moriremo di noia" e' 
oggi superato da una iperrealta' in cui tutto, anche 
la fame, anche l'ecocidio planetario, anche la ca- 
tastrofe del corpo (l'AIDS riapre il sentiero alla 
TBC, e poi chissà' che altro seguirà') rientra nella 
politica deila noia. 

La noia e' l'eterno presente del lavoro salariato, 
della produzione ciclico-immobile che le teorie 
sulla "fine della storia" hanno cercato di sigillare 
con io stampino del filosofo sulla ceralacca ancora 
calda di bombardamenti chirurgici. L'ordine del 
capitale mondiale integrato può' imporci acquie- 
scenza solo offrendoci noia e desolazione. 

La definitiva integrazione del supermercato mon- 
diale rende inimmaginabile l'autoesilio; lo spos- 
sessamento rende ridicoli la ricerca di se stessi 
nella fuga mistica: tutto il quotidiano e' una Scien- 
tology, ogni passante può' divenire il mio imboni- 
tore, il mio prossimo fornitore di elisir. Nella vita 
rovesciata e mistificata, siamo tutti ciarlatani - chi 
piu' chi meno - che si vendono l'un l'altro miseria e 
accidia. Ce' sempre un Ron L. Hubbard o un Am- 
brogio Rogar dietro l'angolo... 

3. Lo schifo che proviamo nell'incrociare un cara- 
biniere deriva dalla nostra non-rassegnazione 
all'assassinio della carne. Nella divisa rivediamo la 
cintura di castità' e la camicia di forza. Negli occhi 
dello sbirro vediamo la difesa "fedele nei secoli" del 
sistema che ci porta dolore, repressione e males- 
sere. 

La società' del terrore spersonalizzante rimuove 
ogni giorno la corporeità' immediata e radicale, 
sostituendo al piacere un'ipotesi disciplinata di 
narcosi-benessere. Ma il vero piacere non ottunde 
la sensibilità'. Esso sveglia il corpo. 

E' il piacere della rivolta. 

Una visione carnalmente insurrezionale dell'ethos 
antagonista taglia la testa alle bovine discussioni 
su cosa sia o non sia "rivoluzionario" nel nostro 
agire quotidiano. Contro il dolore e il sacrificio cri- 
stallizzati nelle varie ideologie e controideologie, 
dobbiamo regalarci il piacere della negazione, che 
non porta - come qualcuno insinuerà' - ad atte- 


nuare la durezza dello scontro; anzi, il corpo gode 
e si libera solo nella lotta, e la vita realmente vis- 
suta anziché' consumata e' piu' vicina al piacere di 
quanto lo siano gli intorpidimenti del "benessere". 

4. Laddove lo spettacolo spegne la carne, una 
controideologia finirà' l'opera mortificandola. Come 
la vita quotidiana e' qui, cosi' la rivoluzione non 
può' essere un poema epico che si svolge agli an- 
tipodi 0 su isole lontane. Il culto iconofilo di Gue- 
vara e il terzomondismo paracristiano non furono 
che esempi di turismo intellettuale, vacanze a 
basso costo nella rivoluzione altrui. “Non 
l'opposizione allo spettacolo, ma lo spettacolo 
dell'opposizione". Sotto le maschere del mito poli- 
tico c'e' ancora una volta l'etica del lavoro e della 
sofferenza. Dovremmo disperdere ai quattro venti 
le ceneri dei nostri martiri. 

5. Con l'insurrezione del corpo ci situiamo 
senz'altro oltre/contro il politico, perche' ciò' che 
vogliamo e' ricondurre ad una visione d'insieme 
quegli specialismi, quelle "sfere separate" che ci 
impediscono di rivoltarci UNA VOLTA E PER 
TUTTE alla nostra condizione di oppressione. Die- 
tro ogni singolo modello istituzionale, dietro ogni 
singola intossicazione c'e' lo stesso dominio mer- 
cantile, la stessa produzione di conflitti simulati che 
e' principalmente produzione di confusione, sabbia 
negli occhi dei proletarizzati. Destra-sinistra e' un 
gioco reversibile che affonda in un rimbalzo di 
specchi: la trappola onesti-disonesti e il carnevale 
in cui mafia e stato fingono di aggredirsi con 
manganelli di plastica, tutti effetti ottici a nascon- 
dere che la mafia e' un sottopotere statale e gli 
sbirri non sono che killers legali. Gli onesti poi non 
sono che vicesceriffi sempre pronti ad appuntarsi 
la stella, e destra e sinistra fanno un acrobatico 
"69" usando come saliva le nostre energie vitali. 

6. Si sente sempre piu' spesso affermare, ogni 
qual volta le soubrettes della democrazia ricevono 
meritati pomodori sul grugno, che costoro non sa- 
rebbero "i veri nemici". A ribadircelo con isterica 
convinzione sono i vecchi e nuovi beneficiari degli 
ossi e frattaglie che l'oligarchia culturale di 
"sinistra" getta a chi li serve scodinzolando. Se una 
volta i burocrati stalinisti diffondevano allarmi sui 
cosiddetti "falsi amici", oggi i loro figliocci neolibe- 
rali vorrebbero farci credere che ogni nemico e' 
falso. 

{ A Bologna, la scritta comparsa recentemente su 
una parete della sala-studio occupata di via 
Zamboni 36. "Falcone scoppiato, laido servo dello 
stato", siglata con falce e martello, ha sollevato 


31 



polemiche e riprovazione. Eppure la veridicità' di 
quanto affermato e' incontestabile!) 

7. Il sistema di produzione e distribuzione 
dell'idiozia e della noia avra' presto nell'università' 
- sempre piu', a dispetto del nome, istituzione dove 
il sapere viene frammentato e incanalato 
nell'ignoranza specialistica - uno dei principali 
luoghi di smercio. Molto piu' che nel passato: piu' il 
lavoro intellettuale si proletarizza, piu' rischia di 
diventare sovversivo, e piu' il lavoratore intellet- 
tuale dev'essere diretto verso l'imbecillita'. Oh, si'! 
Pow! Flamma-ka-whop!-flamm-bamm! Ibba- 
dibba-zorp, Bobba-ka-bopp-VOM! Ecco, cosi'! 
Ritmo, ritmo! L'awilente tran tran della vita stu- 
dentesca dev'essere bloccato con momenti di sa- 
botaggio e dirottamento dell'informazione. 


31 File : ZORGIOR.TXT 


Eccovi qui un breve sunto deiia vicenda di Zoran 
(tratto anche dai volantini e dall'appello già messi 
in rete) per il giornale telematico. Spero vada bene 
dato che lo abbiamo fatto un po' in fretta. Vedete 
voi se mettere in stampa anche la nota a fine arti- 
colo, se volete mettervi fra le realtà che hanno 
aderito all'appello e ai comitato e se volete anche 
riportare l'appello che ho già messo in rete. Più 
avanti alcuni compagni penso faranno un articolo 
sull'antimilitarismo, obiezione totale e non sotto- 
missione. Appena pronto sarà riversato in ECN. Un 
saluto da me, dal collettivo e da Verona. 


8. E' il richiamo alla lotta transmaniaca, lasciare 
lavorare l'adrenalina, lasciare che il corpo attraversi 
senza schermature tutto il fluire degli eventi, tutta 
la vera vita, tutto il fiume delle emozioni. Costruire 
le nostre situazioni, non contemplare quelle del 
capitale. Spaccare l'allestimento dello spettacolo 
mercantile. Uccidere la routine mettendo alla go- 
gna chi ce la propina. A chi ci da "politica" rispon- 
dere con l'esplosione della gioia. A chi ci da 
"sessualità'" rispondere che la gioia dell'amplesso 
non delega tutori ne' specialisti. EMERGERE. 


Roberto Bui 

Ultima settimana di maggio '92 



ZORAN, RIFUGIATO CONTRO LA GUERRA IN 
JUGOSLAVIA E' STATO ESPULSO 
DALL'ITAUA 

Zoran CUK ha 19 anni, è obiettore anarchico di 
Zagabria. 

La sua vicenda comincia con lo scoppio della 
guerra in Jugoslavia che lo vede trovarsi all'estero 
e così, come altri 15.000 giovani, essendo in età di 
leva, pensa di non tornare nel suo paese. Se tor- 
nasse ora a Zagabria verrebbe considerato diser- 
tore 0 sarebbe inviato al fronte, con tutto quello 
che ne potrebbe conseguire. 

Zoran era venuto in Italia a marzo, per una serie di 
conferenze/dibattiti sulla Jugoslavia; già allora era 
stato bloccato alla frontiera del Brennero e aveva 
avuto alcune noie (la polizia non lo voleva far en- 
trare perché non aveva abbastanza soldi, allora 
alcuni di noi erano andati a prenderlo garantendo 
per lui). Ospitato da noi per un po' di tempo, aveva 
pian piano maturato l'idea di rimanere stabilmente 
a Verona, di trovarsi un lavoro, di "mettersi in re- 
gola". 

Ma lo Stato ha colpito prima. 

Fermato dalla polizia e trovato non in regola con la 
legge Martelli (avrebbe dovuto regolarizzare la sua 
posizione di straniero entro 8 giorni dalla sua en- 
trata in Italia, ma nessuno glielo aveva detto; ne- 
anche alla frontiera), dopo un breve iter burocratico 
è stato espulso per sempre dal territorio italiano. 

A nulla è servito il suo gesto, la sua scelta concreta 
contro la guerra in Jugoslavia; così le autorità ita- 
liane dimostrano il loro "impegno di pace". 


32 


Non conta niente a cosa potrebbe andare incontro, 
non contano niente la sua volontà, i suoi desideri: 
niente deroghe, la legge è spietata come spietati 
sono coloro che l'hanno ideata, approvata, ese- 
guita. 

Zoran ha dovuto lasciare il nostro paese martedì 5 
maggio. 

Come collettivo anarchico abbiamo subito costituito 
un Comitato Pro-Zoran, a cui hanno aderito altri 
gruppi di Verona e non, affinché questo, come in- 
finiti altri episodi non restino nel silenzio. 

Come prime iniziative abbiamo stilato e divulgato 
un appello per la revoca del decreto di espulsione 
di Zoran e presentato un ricorso legale, che po- 
trebbe creare un precedente a favore di altri pro- 
fughi Jugoslavi. 

Chiediamo a tutti di sostenere questa iniziativa di- 
vulgando l'appello, aderendo al comitato. 

Partendo da questa vicenda esprimiamo solidarietà 
a tutti gli immigrati chiedendo anche l'abrogazione 
della liberticida legge Martelli, perché ognuno 
possa andare dove gli pare senza limitazioni. 

Solidarizzando anche con tutti gli antimilitaristi e 
anarchici incarcerati, lottiamo per una società 
senza eserciti e guerre, senza stati, senza fron- 
tiere, senza oppressioni, dove ognuno possa de- 
cidere liberamente della propria vita. 

COLLETTIVO ANARCHICO "LA PECORA 
NERA" - VERONA 

N.B. - Il Comitato Pro-Zoran ha sede presso il 
Centro Culturale di Documentazione Anarchico 
"La Pecora Nera", Piazza Isolo n.31/b-c - 37100 
Verona. 

Per informazioni, adesioni all'appello, contributi, 
ecc., telefonare ai numeri 045/551396 o 
045/8009803, fax 8009212. 

Hanno finora aderito: Donne in Nero di Verona, 
Lega Obiettori di Coscienza di Verona e di Milano, 
Donne in Nero per la Pace di Milano, Socialismo 
Rivoluzionario, Movimento Nonviolento, Associa- 
zione Culturale "Ecologia della Libertà" di Ala (TN), 
Centro Giovanile "Alter" di Verona, Comitato di 
sostegno alle forze e iniziative di pace in Jugosla- 
via, Collegamento Culturale per la Pace di Verona, 
Centro Sociale Autogestito "Clinamen" di Rovereto 
(TN). 



32 File : TRI.DOC 


INTERVENTO DI UN COMPAGNO DEL C.S.O. DI 
TRIESTE 

La fine di maggio ha visto l'apertura di un centro 
sociale autogestito anche a Trieste. Finalmente! 
Dopo una lunga fase, che si protraeva dagli anni 
'80 e in cui sembrava che in questa citta' non vi 
fosse spazio per quei percorsi di riaggregazione 
antagonista che si sviluppavano a livello nazionale, 
questa occupazione rappresenta un segnale con- 
creto in controtendenza. Il dibattito e l'iniziativa 
sviluppatisi in questi mesi hanno individuato in un 
ex circolo culturale dedicato a dei caduti partigiani, 
a suo tempo gestito dal P.C.I. ma lasciato in ab- 
bandono da una quindicina d'anni, ii "luogo" ade- 
guato all'occupazione. Si intende cosi' rivendicare 
un legame, una continuità' storica rispetto quello 
che fu nel dopoguerra un luogo d'incontro tra gli 
antifascisti della zona, anche se dell'antifascismo e' 
necessaria oggi una visione adeguata ai tempi e 
capace di rapportarsi ai fenomeni della nuova de- 
stra, del razzismo, della xenofobia. 

Tutto ciò' assume un valore particolare a Trieste, 
citta' segnata dalla sua posizione dì frontiera con i 
paesi dell'ex area socialista e che oggi, di fronte 
alla mutata situazione internazionale e alla di- 
sgregazione violenta della Yugoslavia, vive in ma- 
niera contradditoria la ridefinizione del suo ruolo 
economico e politico, col manifestarsi sul piano 
sociale di una forte ripresa della destra. 

Lo sviluppo della citta' e' storicamente legato al 
porto e alla sua funzione di ponte tra i mercati 
orientali e centroeuropei, attività' che ha determi- 
nato sin dai secoli scorsi una composizione mul- 
tietnica della popolazione locale ( sloveni, italiani, 
tedeschi, ebrei, greci). Con l'avvento del fascismo 
e i tentativi di cancellare l'identità' slovena dì molti 
degli abitanti di queste terre, iniziano le forti ten- 
sioni interetniche che, attraverso la guerra e la 
successiva contesa di Trieste tra Italia e Yugosla- 
via, arrivano fino ai giorni nostri. La divisione 
dell'Europa sancita a Yalta rende necessario 
nell'immediato dopoguerra fare di Trieste un ba- 
stione dell'anticomunismo: oltre ad un uso molto 
disinvolto degli elementi fascisti sul piano politico 
(uso continuato negli anni, si veda le centinaia di 
gladiatori regionali e il piano Delfino), si punta sul 
rafforzamento e la stabilta' deH'imprendìtoria locale 
attraverso finanziamenti ed agevolazioni che le 
permetteranno per molti anni una rendita di posi- 
zione piu' politica che economica. 



A cavallo degli anni ’40-'50 si stabiliscono in citta' 
migliaia di esuli provenienti dall'lstria e dalla Dal- 
mazia, territori passati sotto l'amministrazione 
Yugoslava; agevolati nell'ottenimento di posti di 
lavoro e case, gli esuli divengono, pur con nume- 
rose distinzioni, base elettorale dei partiti di go- 
verno e dell'M.S.I., o comunque un blocco sociale 
moderato e anticomunista. Con la parziale libera- 
lizzazione economica in Yugoslavia a meta' degli 
anni '60 Trieste diviene sede privilegiata delle im- 
prese operanti sul mercato balcanico, soprattutto 
nel campo deH'import-export, mentre l'afflusso di 
acquirenti d'oltre confine permette uno sviluppo 
vertiginoso del commercio al dettaglio ( con la na- 
scita di molti nuovi ricchi ), ridefinendo la composi- 
zione sociale stessa della citta', che perde I con- 
notati di polo industriale a favore del terziario e dei 
servizi. 

Contemporaneamente, la relativa arretratezza e la 
mancanza di infrastrutture adeguate (autostrade, 
porti ) della Yugoslavia consentono a Trieste e al 
Friuli Venezia Giulia di mantenere il ruolo di re- 
gione ponte verso il Medioriente. Si investe sui 
progetti di infrastrutture per la velociazzazione dei 
trasporti e -a partire dagli anni '70 con la costitu- 
zione della Comunità' di Alpe Adria- si varano 
leggi regionali funzionali alla penetrazione dei 
mercati sloveno e croato da parte delle imprese 
friulane e venete, 

I processi di mutazione del quadro politico ed 
economico europeo, aH'interno di quello che viene 
definito "nuovo ordine mondiale", vengono a inci- 
dere sulla posizione di Trieste e della regione nel 
nuovo contesto. La guerra in Yugoslavia, con la 
proclamazione di "indipendenza" di Slovenia e 
Croazia, gli evidenti interessi particolari della Ger- 
mania nella ridefinizione e ricollocazione nel mer- 
cato mondiale delle repubbliche secessioniste, nel 
senso di una loro funzione di “porta" verso 
l'Adriatico e i mercati orientali per i capitali tede- 
schi, determinano una situazione nuova. Il finan- 
ziamento tedesco alla ristrutturazione dei porti di 
Capodistria e Fiume e piu' in generale al poten- 
ziamento delle vie di comunicazione della Slove- 
nia, pongono un problema di concorrenzialità' tra 
gli scali adriatici. Inoltre la fine della minaccia 
"slavo-comunista" (in realta' mai esistita), con la 
cooptazione nell'unico mercato mondiale dell'ex- 
Yugoslavia e delle sue forze produttive, non con- 
sentono piu' alcuna speculazione politica da parte 
locale per garantirsi spazi all'infuori di regole di 
mercato. 

Per l'economia cittadina il passaggio non e' indo- 
lore, e mentre la tendenza generale e' quella di 
una "collaborazione" col vicino slavo fatta di inve- 


stimenti e di join-ventures, per taluni gruppi politici 
locali e per i settori economici piu' legati 
all'assistenzialismo governativo il tentativo e' quello 
di mantenere alla citta' il suo ruolo particolare con 
tutti i privilegi derivati. 

Riprendono fiato discorsi antistorici ed irreali; la 
difesa dell'italianità' di Trieste -messa in discus- 
sione non si sa da chi- , il razzismo nei confronti 
degli slavi, la necessita' di tutelare i confini dalle 
ondate di profughi della guerra. 

Mentre crollano i confini economici e si dimostra 
l'impossibilita' stessa della nascita di nuovi stati 
nazionali in grado di sviluppare un'economia indi- 
pendente, qui prende piede un revanscismo as- 
surdo. Le parole d'ordine non sono tanto quelle 
della nuova destra ma slogans fascisti classici del 
tipo "riconquistiamoci l'Istria e la Dalmazia", con i 
quali l'M.S.I. si candida a rappresentare gli inte- 
ressi spiccioli degli esuli desiderosi di riappropriarsi 
di beni abbandonati e sui quali raccogliere un 
consenso elettorale che raggiunge il 13%. 

Se e' ipotizzabile uno sgonfiamento "naturale" di 
progetti politici a corto respiro, che non trovano ri- 
spondenza nei processi economici reali, e' altret- 
tanto vero che il clima politico asfittico instauratosi 
in citta' porta verso un' ulteriore disgregazione so- 
ciale, ad un'artificiosa divisione degli individui in 
base all'appartenenza etnica, ad una maggiore dif- 
ficolta' alla ricomposizione sociale sulla base dei 
propri bisogni reali. 

Con la realizzazione di un centro sociale si vuole 
rompere anche questa tendenza e il fatto che 
l'occupazione sia avvenuta all'interno di una fase 
cosi' difficile e' la prova che lo spazio per una rot- 
tura antagonista di questa realta' esista. 



34 




33 File : IRANOGGI.ZIP 


RAPPORTO SULLA LEGISLAZIONE DEL LA- 
VORO NELLA REPUBBUCA ISLAMICA. 

Con l'approvazione della legge del lavoro da 
parte del Consiglio di Individuazione delle Leggi 
(composto da Mullah), il regime islamico dopo un 
decennio ha deciso di peggiorare la situazione 
operaia nel suo rapporto col capitalismo locale che, 
ripetiamo, è un capitalismo dipendente dal capita- 
lismo internazionale. 

Il testo di questa legge ha subito varie stesure 
dopo la sua presentazione da parte del Ministero 
del Lavoro della Repubblica Islamica. Le cause di 
queste modifiche sono da individuare nelle fluttua- 
zioni della lotta di classe e nelle diatribe intestine 
alle alte sfere del potere. 

Il testo chiaramente riflette questa realtà: alcuni 
articoli di questa legge, poi ritirati, erano talmente 
ultrareazionari che in essi non era possibile nep- 
pure nominare la parola “operai". 

Un esempio della negazione dei diritti dei lavo- 
ratori si può dare nei confronti del r Maggio: infatti 
inizialmente era stato soppresso come giorno fe- 
stivo, ora è stato ripristinato. 

Il governo ha fatto alcuni passi indietro rispetto 
alla negazione dei diritti, ma è rimasto inflessibile 
sulla negazione del diritto di sciopero, che ora è 
vietato, e sulle organizzazioni operaie (sindacati, 
ecc.) che sono parimenti vietate. 

L'approvazione di questa legge antioperaia 
mette a nudo il volto di classe di tale regime e la 
necessità per la classe operaia di abbatterlo. 


Questa classe politica che apparentemente dice 
di voler difendere i diritti dei miserabili, ha negato 
alcuni dei diritti fondamentali che la classe operaia 
ha in tutti i paesi capitalisti, almeno sulla carta: in 
Iran sono stati negati anche sulla carta, nonostante 
tali diritti fossero stati ottenuti e praticati, seppur 
per breve tempo, con la rivoluzione del '79. 

Questa legge, suddivisa in dodici capitoli e 
composta di 197 articoli, non nomina mai lo scio- 
pero e proibisce il blocco del sistema produttivo per 
ottenere dei diritti; contempla solo la possibilità di 
sospendere il lavoro a patto di rimanere nel posto 
di lavoro stesso (cioè è proibito manifestare, ecc.). 
Con questo non si abbia l'impressione che gli 
operai possano sospendere volontariamente il la- 
voro, poiché questa frase è citata solo per spiegare 
come il datore di lavoro può far intervenire il go- 
verno per "impedire che si possano effettuare 
blocchi o cali produttivi", tanto è vero che in una 
situazione di conflitto come quella descritta, il pa- 
drone è autorizzato a far intervenire l'ufficio del 
lavoro del governo che può arrivare a gestire di- 
rettamente la fabbrica per conto del padrone. In 
pratica: sulla carta non è proibito smettere di lavo- 
rare se si resta sul posto di lavoro ma resta al pa- 
drone la possibilità, se non vuole trattare con gli 
operai, di far intervenire il governo direttamente 
nella gestione della fabbrica, il che significa che la 
sospensione stessa deve cessare. 

Questa legge vuol fare apparire la Repubblica 
Islamica come un qualcosa al di sopra delle parti, 
ma è indubbio (l'esperienza insegna) che 
l'intervento del governo non sarà a favore degli 
operai. 

Rispetto alle organizzazioni operaie, la Repub- 
blica Islamica prevede la possibilità di "liberi" co 



35 



mitati operai islamici di difesa del lavoro (una spe- 
cie di sindacato di stato come all’epoca del fasci- 
smo italiano), comitati di cui tutti conoscono la co- 
stante azione anti-operaia. 

Un'altro punto in cui si nota la mistificazione at- 
tuata dalla Repubblica Islamica, è nei confronti 
delle associazioni sindacali, che vengono previste 
ma i cui limiti sono tanti e tali che o si possono co- 
stituire come gruppi di pressione su problemi ultra- 
-specifici (es. in pratica; protesta per la distribu- 
zione dell'acqua e simili) o finiscono per essere 
gruppi subalterni alle organizzazioni islamiche 
stesse o si identificano con esse proprio perchè 
sono le uniche ad avere tutte le caratteristiche 
previste dalle varie leggi. Quindi la libertà sindacale 
resta una utopia. 

E' prevista una giornata lavorativa di otto ore 
però si dice che le ore settimanali sono comples- 
sivamente 44. Ma è risaputo che una delle riven- 
dicazioni della classe operaia iraniana è quella di 
avere una settimana di 40 ore. 

Inoltre la legge prevede che il datore di lavoro 
possa aumentare di 4 ore la giornata lavorativa 
(prolungandola quindi fino a dodici ore al giorno) e 
addirittura, in casi specifici e previsti, di altre 4 ore 
(cioè il datore di lavoro può indurre gli operai a la- 
vorare fino a 16 ore al giorno!). 

Così la situazione degli operai che in un si- 
stema a capitalismo avanzato possono mantenere, 
grosso modo, la famiglia senza una grossa quan- 
tità di straordinari, in Iran la condizione è talmente 
orrenda che un operaio per mantenere una fami- 
glia pressoché simile, deve lavorare fino a 16 ore 
ogni giorno. 



Nell'articolo 33 si dichiara che la tredicesima, gli 
assegni famigliali e i contributi per gli alloggi sono 
un diritto individuale di ogni singolo lavoratore. Ma 
poi neH'articolo 34 tali emolumenti vengono resi 
indipendenti dal lavoro dell'operaio, rendendo di 
fatto il capitalista arbitro dell'assegnazione di que- 
ste quote di salario aggiuntivo. Questo significa 
che il padrone può decidere di assegnare tale 
parte del salario a seconda del suo interesse, 
quindi garantendo al capitalista una sorta di "diritto 
al ricatto" nei confronti dell'operaio. Nei fatti i diritti 
ai contributi pensione ed ai contributi assicurativi, 
non vengono più riconosciuti come parte della ric- 
chezza prodotta dal lavoratore ma come parti del 
profitto del capitalista che egli cede, grazie al suo 
buon cuore, ai lavoratori stessi. Quindi questo ga- 
rantisce che tali contributi non sono più diretta- 
mente legati al salario ma possono anche non 
essere pagati, cioè il padrone non ha l'obbligo di 
farlo. 

Lo stipendio minimo per gli operai dovrebbe 
garantire la sopravvivenza per un nucleo famigliare 
di cinque persone. Questa base ogni anno deve 
essere rinnovata in aumento a causa 
dell'inflazione. Ma dato che nessun operaio fà 
parte della commissione nazionale per il lavoro e 
che l'inflazione deve essere calcolata sulle basi 
deile dichiarazioni della banca centrale che ben si 
guarda dal fornire dati veritieri, possiamo immagi- 
nare che fine fà questo salario minimo operaio! La 
legge in esame non ha dato nessun adeguamento 
a questo salario minimo nel '90 nonostante che 
l'inflazione sia fluttuata tra il 21 e il 30 per cento. 
Quindi il potere di acquisto degli operai nel periodo 
in esame è diminuito di questa percentuale. 

Quest'adeguamento, che avrebbe dovuto ini- 
ziare dall'inizio del '90, a tutt'oggi non è mai stato 
fatto. Basta l'analisi di questo articolo per dimo- 
strare la discriminazione della classe operaia da 
parte di questo regime Islamico. 

Ricordiamo che questa legge antioperaia ha 
riconosciuto come forma di pagamento dei salario 
il pagamento in merci, che è una delle peggiori 
forme di ricatto capitalista. 

Parliamo vora dell'igiene e della sicurezza del 
lavoro nel modo in cui viene sancita da questa 
stessa legge. 

Chiunque conosca minimamente la realtà della 
piccola e media industria in Iran, sà che le condi- 
zioni di igiene e sicurezza sono le peggiori possi- 
bili. Per ammissione dello stesso regime islamico 
che sicuramente non denuncia tutta la realtà, a 
causa della scarsissima attenzione all'igiene ed 
alla sicurezza nelle fabbriche e nelle piccole indu- 
strie, ogni anno circa 20.000 operai muoiono o ri- 




mangono invalidi. Tale cifra dimostra quanto siano 
orrende le condizioni di lavoro per gli operai ira- 
niani. Se la repubblica islamica avesse voluto se- 
riamente porre un freno a queste brutali condizioni 
lavorative, avrebbe dovuto promulgare leggi che 
vincolassero i capitalisti ad aumentare e a curare 
l'elevazione della sicurezza e dell'igiene sui posti di 
lavoro stessi. In realtà la legge promulgata, ac- 
cenna solo di sfuggita alla intenzione di creare de- 
gli organismi di controllo e degli specialisti in que- 
sto campo, organizzati in commissioni di controllo. 
Ma in nessuno di questi organi ha dato spazio a 
rappresentanze operaie, lasciando nei fatti campo 
aperto ai capitalisti per continuare su questa strada 
senza cambiare nulla di una virgola. 

Per documentare meglio il significato di questa 
legge, riportiamo il commento del responsabile del 
governo rispetto alla situazione operaia ed il testo 
della legge relativo ai provvedimenti sulla sicurezza 
e l'igiene. 

Tale responsabile governativo dichiara che 
"l'anno passato su 2.100 casi di infortunio, 1007 
portarono al decesso dell'Infortunato. Se aggiun- 
gessimo le malattie professionali che portano pre- 
maturamente alla morte diversi lavoratori, tale cifra 
aumenterebbe considerevolmente. Queste però 
sono cifre ufficiali, regolarmente registrate dai con- 
trollori e denunciate alle autorità competenti. Ma se 
si ascoltano i casi riportati dalle famiglie di operai, 
la cifra totale degli infortuni aumenta di nove volte 
arrivando a 18.123 casi. In molti casi i decessi a 
causa di incidenti sul lavoro, sono causati dalla 
ignoranza delle più elementari regole di pronto 
soccorso 0 dal ritardo nel trasporto al pronto soc- 
corso stesso (omissioni di soccorso)". 

Visto che è lo stesso governo ad ammettere 
che I casi di infortunio superano di nove volte quelli 
denunciati, vediamo cosa prevede la nuova legge 
islamica sul lavoro per il miglioramento degli im- 
pianti tecnici, cioè per renderli tecnicamente più 
sicuri e quindi per salvaguardare la salute. 

L'unica soluzione è quella della creazione di 
agenti controllori della sicurezza sul lavoro che gi- 
rando i vari impianti sui quali sono impiegati gli 
operai, devono dichiarare quali sono gli impianti 
malsicuri. Ma questi controllori devono riferire alle 
commissioni governative che, a loro volta, sono in- 
fluenzate dai capitalisti, poiché non è prevista 
nessuna rappresentanza operaia. Ancora una volta 
la voce degli operai è sistematicamente messa a 
tacere anche sulla carta. 

Quindi il regime con la sua legge sul lavoro 
vuole aumentare la sicurezza tramite i controllori. 
Ancora una volta il ministro del lavoro ha favorito i 
capitalisti, poiché a fronte di 1.800.000 piccole e 


grandi aziende, in tutto l'Iran i controllori sono 100 
e quest'anno vogliono aumentarli a 140! Così 
questi pochi controllori a visitare una parte signifi- 
cativa di tali aziende ci metterebbero diverse de- 
cine di anni! 

Ancora una volta è evidente la demagogia di 
questa legge. 

Inoltre, anche se i controllori aumentassero fino 
ad essere sufficenti per svolgere un controllo ef- 
ficace, sappiamo bene che l'influenza dei capitalisti 
sul governo farebbe sì che quegli stessi controllori 
ci penserebbero due volte (almeno) prima di 
prendere una decisione a favore degli operai, cioè 
anti-padronale (cioè non lo farebbero mai). 

Prima di concludere questo articolo è necessa- 
rio citare un comma che i legislatori hanno co- 
scientemente eliminato dal testo della legge. E' 
quello in cui la vecchia legge dello Scià prevedeva 
che, in qualsiasi caso (fallimento compreso), il da- 
tore di lavoro era tenuto a pagare i salari agli ope- 
rai prima dei contributi e dei debiti. Ora che è stato 
tolto, e per farlo è bastato non rinnovarlo, cioè non 
citarlo in questa legge, si è dato ai capitalisti, che 
hanno chiuso molte imprese a causa delia crisi 
economica, il diritto di fare man bassa dei salari 
degli operai. 

Se dopo l'81 gli operai erano sempre riusciti, 
grazie alle loro lotte ed alle contraddizioni che esse 
creavano all'intemo della compagine governativa, 
a non fare approvare questa legge, ora il governo 
ha approfittato della debolezza operaia per ufficia- 
lizzarla. 



37 



Gli operai hanno sperimentato nella loro espe- 
rienza diretta, che ogni conquista è stata estorta 
dal gozzo della borghesia con la lotta. Ora si tratta 
di rilanciare questa lotta fino alla caduta di questo 
stesso regime, perchè ha dimostrato di essere il 
garante ed il gendarme del regime imperialista in- 
temazionale in Iran. Qui non si tratta di vedere se 
questo è un regime religioso o non religioso, se 
proclama di difendere la libertà e l'uguaglianza 
oppure no: qui si tratta di capire che è un sistema 
marcio che è disposto a commettere qualsiasi ne- 
fandezza contro le masse popolari e gli operai. 

Siamo convinti che qualsiasi legge a favore 
degli operai possa essere realizzata solo dagli 
operai stessi e dalle loro avanguardie tramite la 
distruzione del capitalismo dipendente vigente in 
Iran. 

Tradotto dal francese 

dall'organo ufficiale dei GUERRIERI FEDDAIN 
DEL POPOLO 

n°36 del novembre/dicembre 1 990. 


P.S.: nonostante il documento sia vecchio ci pare 
tuttora di un certo interesse. 



34 File : PERU.DOC 


LOTTA DI LIBERAZIONE IN PERu' 

INTERVISTA CON W.PALACIO /UDP 
MRTA. 

LAVORO CON LE MASSE 
INTRODUZIONE 

Perchè un dossier sulla lotta di libaerazione in 
Perù?. In realtà vi sono qui molte ed eterne infor- 
mazioni sulle lotte nella Tricontinentale. E' noto che 
noi apparteniamo come sinistra qui ai circoli meglio 
informati del mondo. E ancora più informazioni 
sulla lotta non ci portano di solito più vicini alla no- 
stra resistenza qui contro lo sfruttamento interna- 
zionale. 

Tuttavia, noi intendiamo il nostro rapporto interna- 
zionalista di noi di sinistra nella metropoli sia e ri- 
mangfa fondamentale.per noi qui,i nostri piccoli 
passi, le speranze,desideri da porre nel contesto 
delle lotte a livello mondiale che legano, creano 
forza reciproca. Noi possiamo e dovremmo impa- 
rare ancora di più dalle lotte di altri. 

Ciò che noi troviamo importante in simili confronti 
con le lotte a livello tricontinentale, ed ottenere una 
immagine differenziata dei processi. Non sempiifi- 
care velocemente ,ridurre,li dove le strade delle 
lotte, non sono solo lineari e sviluppare un rapporto 
solidale. 

Il Perù e uno stato nel quale la lotta di liberazione 
e molto progredita. Dove esistono delle diverse 
organizzazioni guerrigliero radicate e dei forti mo- 
vimenti di massa e che cosi e incorso anche una 
delle più brutali escalation della repressione contro 
la popolazione. rispetto al Perù abbiamo qui nella 
sinistra poche informazioni e quelle che esistono 
sono soprattutto dal punto di vista del PCP 
(Sentiero Luminoso. L'anno scorso era in visita qui 
in Europa un compagno della UDP (Unione de- 
mocratica popolare), della loro poliedricità, vivezza. 
La UDP è una organizzazione extraparlamentare 
rivoluzionaria, che è vicina politicamente 
all'organizzazione guerrigliere MRTA (Movimiento 
revolucionario Tupac Amaru). 

Noi utilizziamo la possibilità di portare avanti un 
lungo colloquio con il compagno Walter Pallaciò 
deirUDP.,per ottenere una immagine più allargata 
e differenziata jjel processo di liberazione in 
Perù.Alle pagine 5-27 e riprodotta la intervista .Il 
compagno ha posto rispetto a concetti come Ope- 


38 


rai/e, Compagni/e in parte solo la forma maschile e 
in parte ambedue le forme .Abbiamo mantenuto 
nell'edizione finale sempre le stesse forme (m-f). 
Walter Pallacio descrive nell'intervista anche la si- 
tuazione generale in Perù, anche la situazione della 
sinistra e le sue contraddizioni interne. 

Come ultima cosa vogliamo ancora aggiungere 
che simili dibattiti naturalmente rendono sempre il 
punto di vista soggettivo delle rispettive organizza- 
zioni, in parte contengono anche piccoli pezzi di 
propaganda ecc. Verità generalizzanti in fondo 
non esistono, ma modi di vedere soggettivi della 
gente che lotta nei rispettivi teritori, e questo è 
essenzialmente la cosa interessante. 

Inoltre noi stempiano tre articoli di vari quaderni: 
"Perù, Informazioni di analisi MASA del gruppo 
Perù di Amburgo. Nel primo articolo si tratta di in- 
formazioni brevi sui tanti diversi partiti politici pre- 
senti in Perù. La panoramica non ha la pretesa di 
una totale completezza.ln un reportage ulteriore si 
tratta della organizzazione guerrigliera MRTA, ciò 
significa nella sua comprensione in rapporto al la- 
voro poltico con le masse. E come ultima cosa il 
12.7.90 sono stati liberati 48 prigionieri della MRTA 
dalla galera di Ljma,anche su questo un resoconto. 


Il dossier Lotta di liberazione in Perù e ottenibile 
dietro pagamento di 4 franchi svizzeri. 

indirizzo Infoladen KASAMA Baaeckerstrasse 51 
CH-8004 Zuerich 


35 File : GIROBASC.TXT 


Da: C.S.O.A. Leoncavallo - Comm carcere 

Stiamo organizzando una serie di dibattiti/ìncontri 
con una compagna basca della Gestora prò amni- 
stia per parlare dello sciopero dellafame portato 
avanti da 14 prigionieri baschi incarcerati nella pri- 
gione di Salto del negro alle Canarie. 

Questi compagni hanno iniziato a metà maggio 
uno sciopero della fame per ottenere il riconosci- 
mento dei diritti basilari, (per altro previsti nello 
statuto carcerario spagnolo), che a loro sono vir- 
tualmente negati. 

- fine delle punizioni corporali 

- riunione nello stesso bracciò dei detenuti politici 
baschi 

- miglioramento dei rapporti esterni, limitati a 20 
minuti settimanali 

- miglioramento dell'apparato sanitario 

- riconoscimento dei principali diritti umani 

Abbiamo bisogno di sapere urgentemente (al 
massimo entro martedì 9/69 chi fosse interessato 
ad organizzare dibattiti o incontri, anche all'intemo 
di iniziative più allargate (concerti ecc.), nella set- 
timana dal 15/6 al 21/6 anche per raccogliere fondi 
per i familiari dei prigionieri che non possono per- 
mettersi troppi viaggi fino alle Canarie. 

Potete contattarci al fax/segreteria tei. n° 
02/26140287 



39 





36 File : MARIANOF.TXT 


marianofesta 

Il riverbero - interferenze culturali - organizza la 
terza edizione di OFF FESTIVAL 
- 3 giorni di musica dai vivo e di ritrovo 12-13- 
14 giugno 1992 

Giardini pubblici Mariano Comense (CO) 

Venerdi' 12 Giugno ore 20.45 - LA. Choix- De 
Sfroos 

Sabato 13 giugno ore 20.45 - Misterix- Plasticost 

Domenica 14 giugno ore 15.30 - Jet Sons- Dirty 
Mushroomsore 20.30- trio “parlando musica“.- 
Bag One- Snowdrops 

Ingresso gratuito - Servizio bar pizzeria — 


37 File : COGUATE.TXT 


PROGRAMMA FESTA COGLIATE 3/4/5 LUGLIO 
Parco di via De Gasperi COGLIATE (MI) 

Inizio ore 21.00 

Venerdì' 3 

ingresso L 7.000 
Growing concern (Roma) 

Flux of Fluster (Milano) 

Peggio Punx (Alessandria) 

Sabato 4 

ingresso L 5.000 
Time Pills (Piacenza) 

Black Rose Kingdom (Milano) 

Ca Ira (Milano) 

Domenica 5 

ingresso L 15.000 
Headbangers (Milano) 

Screaming trees (USA) — 



40 






ECN MILANO - Calendario iniziative 


m i 1 a n o 
>>>>> * PARCO LAMBRO 1992 * <<<<< 
dal 2 al 5 luglio 
"CONTRO LA NUOVA DESTRA SOCIALE" 


Martedì 9 giugno ore 22 C.S. Leoncavallo 
Incontro dibattito sulla realtà peruviana 
con la partecipazione di un esponente del Partito Comunista Peruviano 

Venerdì' 12 giugno C.S. Leoncavallo 

ASSEMBLEA: I LADRI VIETANO PARCO LAMBRO: FERMIAMOLI ORA!!! 

Venerdì' 12 giugno C.S. LEONCAVALLO 
CONCERTO: ASTENIA 

Sabato 13 giugno C.S. LEONCAVALLO 

CONCERTO : DIE FIRMA (Berlino) 

Domenica 14 Giugno - ore 22 C.S. LEONCAVALLO 
TEATRO con la compagnia 

GLINFONDOASINISTRA in: "LA CITTA' DEGLI ANIMALI" 

Venerdì' 19 giugno C.S. LEONCAVALLO 
CONCERTO : EX-TIP (Cecoslovacchia) 

Sabato 20 Giugno C.S. LEONCAVALLO 
CONCERTO: THAT'IT (USA) 

Domenica 21 Giugno C.S. LEONCAVALLO 

CONCERTO: NO USE FOR A NAME 


Venerdì' 26 Giugno C.S. LEONCAVALLO 
CONCERTO: MDC (USA) 




CI APPRESTIAMO AD ACCENDERE 
UN TRASMETTITORE FM ... 

Ci apprestiamo ad accendere un trasmettitore FM; fino a due anni fa ci. sarebbe stato 
un atto legale e normale, simile a centinaia di altri che in anni passati hanno definito 
l'esperienza di radio di movimento e commerciali, dalle pi. piccole ai grandi network. 
Arriviamo indubbiamente troppo tardi: una legge liberticida, la Mommi' del 6 agosto 
1990, ci vuole o ridotti al silenzio o, come in questo caso, criminali. 

D'altrocanto il paese si fi mosso decisamente a destra, il che significa in termini di 
legislazione sulla casa, sul lavoro, nella scuola e nell'universit'*, che le classi storicamente 
subalterne hanno pagato duramente, ancora una volta, il corso di una ristrutturazione 
feroce ed internazionale: sarebbe stato inpossibile che a questa forte riduzione delle 
conquiste e dei diritti materiali, avesse corrisposto un allargamento delle opportunit* e 
libert* politiche e comunicative. 

Cos- infatti non fi stato e la legge Mamm- fi stata eretta a perenne arbitrio della 
riorganizzazione politico/comunicativa dei movimenti antagonisti allo stato di cose 
presenti. 

La costrizione all'illegalif* fi l'ultimo atto di un meccanismo economico-politico che ha 
separato i soggetti sociali gli uni dagli altri e introdotto nell'orizzonte della comunicazione 
una sorta di razionalit" di potere, una forma di barriera d'ingresso definita 
legislativamente ed economicamente: il piano di riordino delle emissioni radiotelevisive 
per la Lombardia, prevede il passaggio dalie attuali 150 a 45/50; 

come dire: se la legge Mamm- ha voluto in un primo tempo sbarrare la strada dell'etere 
alle nuove esperienze sociali e alle nuove cordate commerciali, oggi vuole limitarla ai 
■pochi che contano', siano essi espressione di grandi interessi commerciali o gruppi di 
pressione e rappresentanza polìtica. 

Una battaglia obbligata e dall'esterno, la nostra, che testimonia la separatezza e la 
distanza dei movimenti sociali e delle loro movenze di organizzazione politica, 
dall'attuale assetto formale dello stato e dalle sue ipotetiche riforme. 

Molti hanno chiacchierato in questi anni di pirataggio, di mirabolanti invenzioni 
multimediali ecc, noi abbiamo scelto il terreno concreto di una sperimentazione che, 
facendo tesoro di esperienze passate, si concretizzi in un quadro di poteri e saperi attuali. 

Siamo consci di compiere un'esperienza a termine: un giorno, un mese...? L'obiettivo 
fondamentale fi quello di cumulare sufficiente ricchezza cognitiva e di comunicazione 
sociale da rendere possìbile il travaso verso un'esperienza-altra, che non segni la fine 
della precedente ma un ulteriore avanzamento. 

Sor" un banco di prova delle possibilit" che hanno oggi i movimenti di comunicare: 
crediamo forse che le limitazioni cui sono state assoggettate le radiofrequenze non si 
estenderanno, prima o poi, alle reti informatiche ecc? 

Molto abbiamo da costruire nella comunicazione tra i soggetti operai dispersi nel reticolo 
produttivo territoriale e terziario, molto si potrebbe dire sui modo in cui si fi evoluto 
l'orizzonte a noi prossimo e la stessa struttura della comunicazione; un dato ci preme 
sottolineare: abbiamo scelto di costituire un'assemblea redazionale cercando un 
percorso di confronto attivo tra una parte e l'altra delie antenne, non dunque gestori di 
uno strumento e tantomeno di un megafono di movimento. 


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F.i.R MI Leoncavallo 22 8/06/1992